Gianfelice Imparato è una certezza nel campo della recitazione, cresciuto sotto l’ala del maestro Eduardo De Filippo. Scopriamolo.

Ha avuto l’onore di lavorare a inizio carriera sotto Eduardo De Filippo. Allora era un ragazzo con tanta voglia di imparare, di rendere la sua più grande recitazione un qualcosa in più di un semplice hobby. Lungo una pluridecennale carriera Gianfelice Imparato si è tolto parecchie soddisfazione, merito di un innegabile talento, che ora mette a disposizione dei colleghi più giovani. Eccone la storia, i lavori per i quali viene maggiormente ricordato e i dettagli relativi al privato.

Gianfelice Imparato: la biografia e la carriera

Gianfelice Imparato nasce il 9 agosto 1956, sotto il segno del Leone, a Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli. All’età di 20 anni abbandona la facoltà di giurisprudenza per focalizzarsi completamente nella recitazione. Debutta nel 1976 con la compagnia di Mico Galdieri, che lascia due anni più avanti, desideroso di prendere parte a La gatta Cenerentola. Quand’è il 1980 incontra Eduardo De Filippo e da lui viene diretto in tre allestimenti al fianco del figlio Luca.

Dopodiché, dal 1982 al 1986, Carlo Cecchi lo dirige, spesso con ruoli da protagonista, in diversi adattamenti di Molière, Shakespeare, Cechov, T. Berhnard e non solo. Quand’è il 1984 compie l’esordio cinematografico Un ragazzo e una ragazza, commedia con Jerry Calà e Serena Grandi. Man mano guadagna in immagine e può collaborare con maestri come Nanni Moretti in Bianca e Marco Bellocchio in Enrico IV, impreziosito da un cast d’eccezione, da Marcello Mastroianni a Claudia Cardinale.

A ogni modo, la passione nei confronti del teatro resta, espressa positivamente nel 1994 con il primo lavoro di autore, nella commedia Casa di Frontiera che interpreta in prima persona e affida alla regia dell’amico Gigi Proietti. Nel 1996 passa dietro la macchina da presa per Una tragedia tutta da ridere, di cui è pure autore, poi nel 1999 dirige per la prima volta una messinscena non propria, La festa di Spiro Scimone.

Il 1995 è un anno decisamente prolifico, visto che appare in Facciamo paradiso di Mario Monicelli con Margherita Buy e Philippe Noiret, in Romanzo di un giovane povero di Ettore Scola con Isabella Ferrari e Alberto Sordi e in Pugili di Lino Capolicchio. Impegnato ne L’amico di Wang (1997) e Vuoti a perdere (1998) riprende il sodalizio con Monicelli per la commedia Panni sporchi.

In teatro, ormai consacrato nel panorama europeo, sceglie di affrontare e mettere in scena altri scrittori, da Pinter a Beckett. Intanto non trascura il grande schermo, anche se lascia poco il segno. In ruoli primari presta il volto a Gennaro Strummolo ne La Repubblica di San Gennaro (2001) e a Ivo in Basta un niente (2006). Nel 2008 assume le fattezze di Don Ciro nel lungometraggio Gomorra, di Matteo Garrone, che lo porta a Cannes.

Inoltre, contribuisce in misura significativa a Fortapàasc di Marco Risi, opera incentrata sulla figura del giornalista Giancarlo Siani. È il politico Vittorio Scotti ne Il divo, lungometraggio scritto e diretto da Paolo Sorrentino, basato sulla vita di Giulio Andreotti negli Anni Novanta. Poi veste i panni di Alfonso d’Onofrio in Into Paradiso di Paola Randi. Nel 2012 è il Commissario Libero Sanfilippo, capo e faro guida ne Il giovane Montalbano con Michele Riondino. Nella serie 1992 (e nei sequel 1993 e 1994) impersona Gaetano Nobile, mentre ne I bastardi di Pizzofalcone interpreta il vice commissario Giorgio Pisanelli.

Gianfelice Imparato: la vita privata

Sulla sfera privata dell’artista non sono disponibili parecchie informazioni, dato il carattere parecchio riservato che lo caratterizza. Il fatto che non abbia neppure un profilo sui social la dice lungo. Grazie a delle interviste rilasciate, sappiamo che tuttora vive a Castellamare di Stabia, il suo luogo natale. Non è noto a quanto ammonti il patrimonio guadagnato in carriera, sebbene lo svolgimento della professione ad alti livelli gli consenta di condurre un’esistenza agiata.

3 curiosità su Gianfelice Imparato

– Il personaggio che l’ha emozionato maggiormente interpretandolo è stato Estragone in Aspettando Godot di Beckett, con Luca De Filippo e Mario Scarpetta.

– Lo ha provato dare forma e corpo al personaggio di Don Ciro di Gomorra in quanto doveva far emergere dei sentimenti d viltà e di una paura sporca.

– Lo spingere ad accettare una parte anziché un’altra il copione o l’autorevolezza del regista. In questo secondo caso se lo chiama Bellocchio neanche legge, corre subito da lui.


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