La giornalista ha confessato di essere stata una dipendente affettiva e di aver impiegato diverso tempo ad uscire da una relazione tossica.

Nonostante la corazza che le vediamo addosso ogni giorno, Selvaggia Lucarelli ha sofferto molto in passato, a causa di una relazione difficile da cui è stato difficile riprendersi psicologicamente. Lo racconta lei stessa nel suo libro: “Crepacuore – storia di una dipendenza affettiva“.

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La relazione, durata ben quattro anni, ha influenzato negativamente ogni aspetto della giornalista: il rapporto con gli amici, la famiglia e persino il lavoro. Precisa però all’Ansa che il libro non è stato scritto per colpevolizzare l’ex compagno, ma per aiutare le persone a prendere più consapevolezza sulle relazioni malsane: “Ho impiegato 10 anni a scriverlo nero su bianco. Non è un j’acuse che denuncia il narcisista, ma dipinge esattamente la concorrenza tra i due attori di questa vicenda, perché corresponsabili di uno schema tossico“.

Lo stesso sito riporta un breve riassunto della vicenda: “Fino ai 35 anni ho vissuto quasi con inconsapevolezza. Col senno di poi i segnali c’erano tutti. La prima mail in cui lui, in fondo, parlava solo di se stesso e mi diceva di cercare il suo nome sul motore di ricerca. La prima litigata, per il tappo dell’ammorbidente chiuso male. Il ritrovarsi in ginocchio, nella doccia, con un unico obiettivo: pulire tutte le fughe delle piastrelle Il nome del ristorante in cui andare la prima sera fu l’ultima cosa che governai io”.

Dopo la fine della storia e la sofferenza, arriva però una via d’uscita: “Si è davvero guariti, quando non si ha più curiosità. Finché una volta mi sono resa conto di essere nella “sua” strada e di non averci nemmeno fatto caso“.
 

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Selvaggia Lucarelli

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