Chiara Ferragni è stata prosciolta nel Pandoro Gate, ma il vero nodo ora è un altro: può chiedere un risarcimento? Cosa dice la legge.
Per Chiara Ferragni si apre un nuovo capitolo dopo il Pandoro Gate, come detto nell’intervista al Corriere della Sera dopo la sentenza che l’ha prosciolta. Il Tribunale di Milano ha chiuso il fronte penale sul caso del Pandoro Pink Christmas e delle uova di Pasqua. Ma attenzione: se da un lato la giustizia ha detto che non c’è reato, dall’altro resta tutto il polverone mediatico che l’ha travolta. E ora la domanda è una sola: può chiedere un risarcimento? Ecco cosa dice la legge.

Chiara Ferragni, cosa dice davvero la sentenza sul Pandoro Gate
Il giudice Ilio Mannucci Pacini, come riportato da Leggo, ha detto chiaramente che l’aggravante della “minorata difesa dei consumatori online” non c’era. Questo ha cambiato tutto nel caso del Pandoro Gate: il reato è stato riqualificato da truffa aggravata a truffa semplice, che può essere perseguita solo su querela.
E visto che il Codacons ha ritirato la querela dopo un accordo risarcitorio, il processo è finito lì. Chiara Ferragni, Fabio Damato e Francesco Cannillo escono dal procedimento senza una condanna. Fine della storia penale.
Può chiedere un risarcimento: cosa dice la legge
Ma chi pensa che da qui parta una pioggia di milioni per “ingiustizia subita” si sbaglia. Chiara Ferragni non ha subito arresti, né restrizioni alla libertà. Quindi, spiega Leggo, non può parlare di “ingiusta detenzione“. E nemmeno di “errore giudiziario“, che esiste solo se si viene condannati ingiustamente. Qui non c’è stata neanche una condanna.
Anche l’idea di una calunnia è fuori strada: l’inchiesta è partita da valutazioni della procura, non da bugie o denunce false.
Ebbene, il solo ambito in cui l’imprenditrice potrebbe valutare un’azione legale è quello del danno all’immagine. Per mesi, parte del racconto mediatico ha trattato la vicenda come se le responsabilità fossero già accertate, parlando di truffa e beneficenza simulata.
Tuttavia, la notorietà non basta per ottenere un risarcimento. Secondo la legge, la Ferragni dovrebbe dimostrare concretamente che la narrazione mediatica ha avuto conseguenze economiche dirette, come contratti annullati, collaborazioni perse o una diminuzione dimostrabile del valore del proprio brand personale. Fondamentale sarebbe anche il nesso diretto tra questi danni e la comunicazione ritenuta scorretta.