Il cuore commerciale dell’Alto Adige Duecentesco

Visitare Egna nella provincia di Bolzano, alla ricerca della sua anima commerciale e della storia delle popolazioni dell’Alto Adige.

Il nome e la storia

Egna è un borgo di origine romana. Il suo nome, attraverso varie mutazioni, discende dal nome dell’antichissima stazione di posta chiamata Endiade che rifocillava i viandanti della via Claudia Augusta.
Il centro urbano attuale fu fondato nel Dodicesimo secolo dal principe – vescovo di Trento. Lo sviluppo del borgo fu dovuto essenzialmente alla sua ottima posizione che lo rendeva un centro naturale per i commerci via fiume e via terra. Dal Quattordicesimo secolo in avanti sorsero locande per accogliere i mercanti di passaggio, botteghe di artigiani e grandi magazzini per lo stoccaggio delle merci destinate alla vendita.

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Visitare Egna e ritrovare intatta la sua anima commerciale

L’anima commerciale del borgo è sopravvissuta immutata al corso della storia, anche se il borgo vide gradualmente diminuire il volume di merci che transitavano nelle mani dei suoi mercanti. I lunghi portici allineati lungo la strada principale che fungeva da mercato ininterrotto (Laubengrasse, appunto Via dei Portici) sono sia a tutto sesto sia gotici, illustrando i mutamenti del gusto architettonico dei secoli. Sempre lungo la via principale corre ancora il Ritsh, ovvero un canale di scolo che raccoglieva le acque piovane e le acque del Rio Trodena. Fabbricato in prezioso marmo bianco è uno degli elementi più caratteristici di Egna.
La chiesa parrocchiale di Egna è di origine romanica a tre navate e fu intitolata al patrono dei naviganti, San Nicolò. Dell’altra chiesa del paese, posta a sud del centro abitato, rimangono soltanto frammenti di mura affrescate in cui si aprono ancora finestre ad ogiva.
Da vedere è il museo di Cultura Popolare che ricostruisce la vita dei popoli altoatesini. L’allestimento ricostruisce un ambiente familiare borghese dell’Ottocento e accoglie molti oggetti d’epoca inerenti alla vita quotidiana appartenenti alle collezioni di Anna Grandi Mueller.

Fonte immagine di copertina: Wikipedia

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ultimo aggiornamento: 12-06-2016


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