Brand amatissimo dagli adolescenti ma anche dalle star, Topshop fatica a reggere alla pandemia. Ecco cosa ha rappresentato per tante fashioniste nel mondo.

Andare ad Oxford Circus per le adolescenti inglesi era il massimo del top trend di chi voleva vestire alla moda, uno stile di vita non solo fashion style del momento. Per quelle che arrivavano in UK desiderose di andare da Topshop e portare in patria un capo che potevano trovare esclusivamente a Londra, era il viaggio della vita. Topshop però, anticipatore del fast fashion alla Zara, rischia grosso perché già dalla fine di Novembre l’impero britannico Arcadia a cui appartiene, è in cerca di soluzioni alternative per salvare la sua creatura e ammortizzare un fallimento annunciato.

Topshop: quei jeans che hanno fatto storia

Avere i jeans di Topshop, alla british style, era il sogno di ogni fashionista ed era ancora più esclusivo proprio perché non alla portata di tutti, ma solo di chi aveva la fortuna e la voglia di andare oltre i propri confini di residenza.

Il gruppo che conta 13.000 dipendenti e 550 negozi se fallisse darebbe un duro colpo al commercio fisico britannico, messo a dura prova dall’emergenza e dall’incentivarsi degli acquisti online.

E pensare che quando Philip Green nel 2002 comprò il brand e il suo intero gruppo, aprì la strada ad una realtà che permetteva ai più giovani designers inglesi, di vedere i propri capi in passerella e in vetrina. Un vero privilegio e l’occasione di diventare grandi in patria e con il tempo oltre.

Marchio da top model che ha fatto la storia del fashion inglese

A differenza di Zara che non ama i riflettori, Topshop è entrato nei cuori delle fashion victim anche grazie alle sue testimonial. Nel 2005 la linea Topshop Unique ha il volto di Cara Delevingne e di Jordan Dunn, ma sarà Kate Moss nel 2007 ad illuminare il volto del brand.

Per lei l’occasione di rinascere dopo i problemi con la droga, mentre la statura del personaggio tra alti e bassi la vede sotto gli occhi del ciclone del pubblico e dei media. Il suo stile, poco brava ragazza, un rock trasandato che la rendeva una sopravvissuta piaceva e portava a sé e al brand adolescenti veneranti.

Beyoncé, che pure è passata tra le ambassador di Topshop non ha avuto lo stesso appeal, forse proprio perché mancava di quell’aurea londinese alla Kate Moss. Ecco perché il fallimento del brand oscura e chiude un momento di gloria che è entrato nella storia contemporanea della moda inglese.

Fonte foto di copertina:
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