Quali sono i farmaci che riducono i sintomi dell’influenza K? Gli esperti non hanno alcun dubbio: una categoria non deve mai essere usata.
Anche se il picco dovrebbe essere stato superato nei primi giorni del 2026, l’influenza K continua a circolare in modo massiccio. Secondo gli esperti, non tutti i farmaci riducono i sintomi: vediamo quali sono quelli consigliati e quelli da evitare.
Influenza K: quali sono i farmaci che riducono i sintomi
Molto probabilmente, l’influenza K continuerà a colpire gli italiani fino alla fine di febbraio, quando si supereranno 14milioni di casi, più delle stime iniziali. I virologi suggeriscono di non intasare gli ospedali per sintomi che possono essere curati con i farmaci, ricorrendo alle cure del pronto soccorso solo quando si ha un quadro clinico delicato o i disturbi peggiorano. Ma, quali sono i medicinali che riducono tosse, raffreddore & Co?
Per contrastare l’influenza K, laddove i sintomi siano forti, sono consigliati soprattutto Oseltamivir e Zanamivir, due antivirali di fascia C, ossia a pagamento. Invece, per abbassare la febbre, ridurre i dolori muscolari e il mal di testa, il caro e vecchio paracetamolo va sempre bene. Per intenderci, parliamo di farmaci come la Tachipirina.
Generalmente, le medicine si prendono appena iniziano i sintomi, per cinque giorni, due volte al dì. In ogni modo, prima di assumere qualunque tipo di farmaco o rimedio naturale, è necessario chiedere il parere del proprio medico curante.

Influenza K: i farmaci banditi
Mentre i farmaci di cui abbiamo appena parlato riducono i sintomi dell’influenza K, ce ne sono altri che non vanno presi, se non dietro prescrizione del medico. Stiamo parlando degli antibiotici, che nel 99% dei casi non risolvono le forme respiratorie di origine virale.
Ribadiamo che prima di assumere qualunque medicina è bene sentire il parere del medico, così come bisogna consultarlo se la sintomatologia non migliora entro quattro giorni.