Dipendenza dal sesso: le confessioni di una ninfomane

Sara, un’ex ninfomane, ha raccontato in un’intervista che cos’è la dipendenza dal sesso e come uscirne. Ecco la sua storia.

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La dipendenza dal sesso è una vera malattia e guarire non è facile, c’è bisogno di cure specialistiche.

È questo quello che emerge chiaramente dalla storia di Sara, ex ninfomane 46enne bolognese, che ha raccontato la sua triste esperienza a Libero Quotidiano.

Dipendenza dal sesso: ce ne parla un’ex ninfomane.

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A dare inizio ai problemi di Sara sono stati gli abusi sessuali subiti da parte dello zio materno, dai 4 ai 12 anni. L’evento scatenante, però, è stata la morte di suo padre. Per sfuggire al dolore, Sara ha iniziato a fare sesso con degli sconosciuti, conosciuti in chat. La sua unica regola era non incontrare mai lo stesso uomo più di una volta, per evitare ogni coinvolgimento emotivo.

Sara era sposata, ma suo marito non sospettava nulla. Dopo un anno di incontri sessuali, il sesso ha smesso di darle piacere ed è diventato una schiavitù. “Ogni giorno chattavo finché non prendevo appuntamento con qualcuno. Era la mia priorità. Non mi bastava più un semplice incontro. Cercavo emozioni estreme. – ha raccontato Sara – Preferivo gli uomini più grandi, perché quelli giovani si innamorano. Li incontravo in posti pubblici e poi andavamo subito al sodo“.

Una volta sola la donna ha trasgredito e ha accettato di incontrare un uomo più di una volta. Da lì è cominciato un nuovo incubo: “Avevo paura, quell’uomo mi seguiva ovunque, mi perseguitava. Ero disperata e ho raccontato tutto a mio marito, al quale è crollato il mondo addosso”.

È stato proprio suo marito, però, ad aiutarla a guarire. La coppia si è rivolta prima ad un sacerdote e poi al centro San Nicola, una struttura nata nel 2013 e specializzata nel trattamento delle dipendenze. Lì Sara ha capito che la sua era una malattia. La cura è stata dura: durante i primi due mesi, è stata messa in isolamento, senza cellulare, internet, tv, giornali e ovviamente con il divieto di avere rapporti sessuali o masturbarsi.

Oggi, però, Sara sta molto meglio, anche se non se la sente di parlare di guarigione: “In realtà da questa malattia non si guarisce mai, ogni giorno ne devi fare i conti, imparando a gestire i tuoi impulsi”, ha concluso.