Cos’è il kodo

La rivoluzione del miglio africano

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Si tratta di un cereale annuale originario dell’Africa, ma oggi coltivato ampiamente in India (dove è anche cibo primario dell’alimentazione quotidiana), Filippine, Indonesia, Vietnam e Thailandia. Famoso per la sua resistenza a suoli difficili e climi aridi, è caratterizzato da piccoli semi di forma ellittica, che variano da marrone chiaro a grigio scuro. In Europa però è quasi sconosciuto, e la domanda può sorgere spontanea: che cos’è il kodo nello specifico, e a cosa può servire?

Usi principali

Mentre in India fa parte a tutti gli effetti della dieta nazionale, in Africa il miglio kodo è un cereale coltivato specificamente per le situazioni di carestia e denutrizione. Spesso cresce anche naturalmente nelle risaie, ma ai coltivatori non dispiace: costituisce infatti una valida alternativa quando il cereale che si conta di coltivare, per qualche motivo, non attecchisce. Può essere bollito e mangiato come fosse riso, o pestato e trasformato in una farina adatta a piadine o pudding; le ricette principali provengono dall’India e comprendono anche tortini da servire come antipasti e primi, zuppe simili alla pappa d’avena per colazione, e dessert.

Cos’è il kodo: benefici e rischi

La vera particolarità del kodo? Semplice: è gluten-free. Questo lo rende un cereale ideale per diabetici, celiaci e intolleranti al glutine; inoltre, la sua composizione a base di ferro, fibre, vitamine e proteine fa sì che il miglio kodo sazi facilmente – una qualità utile a chi è sovrappeso o vuole mantenere la linea sotto controllo. Vegetariani e vegani apprezzeranno sicuramente questa nuova aggiunta al loro regime alimentare, ma attenzione: un consumo eccessivo può causare un ingrossamento o rimpicciolimento della tiroide (gozzo nel primo caso, ipotiroidismo nel secondo caso). Il kodo infatti contiene delle sostanze dette goitrogeni, che impediscono il corretto metabolismo dello iodio (sintetizzante degli ormoni della tiroide). La moderazione, quindi, è tutto.