Come evitare l’anisakidosi

Metodi preventivi contro la malattia del pesce crudo

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La cucina giapponese, incentrata principalmente sul sushi, è sempre più popolare nei Paesi occidentali. Come molti sanno, però, si basa sulla preparazione di pesce crudo che viene servito insieme a riso, alghe e altri ingredienti. E se il pesce in questione non è stato trattato ed eviscerato con cura, c’è il rischio di contrarre l’anisakidosi. Ma che cos’è la famigerata infezione da anisakis, e cosa bisogna fare per non contrarla? Ecco come evitare l’anisakidosi nella vita di tutti i giorni.

Caratteristiche e sintomi dell’anisakidosi

L’anisakidosi o anisakiasi è causata dal verme anisakis, un parassita che vive nello stomaco di alcuni pesci marini. Mangiando pesce crudo o poco cotto, si corre quindi il rischio di ingerirne le uova, le larve o i vermi. Si tratta di un’infezione dai sintomi principalmente gastrointestinali: vomito, nausea, diarrea, dolori addominali. E per fortuna, ha un decorso di qualche giorno perché i parassiti finiscono per morire autonomamente dentro l’organismo. Attenzione però a chi è allergico, perché potrebbe addirittura andare in shock anafilattico, e attenzione alla formazione di granulomi nell’apparato digerente se l’infezione persiste.

Come evitare l’anisakidosi: che cosa non mangiare

Ovviamente, il metodo più semplice per tutelarsi è mangiare rigorosamente pesce ben cotto. Evitate quindi cucina giapponese, carpacci e pesce crudo marinato (ad esempio le alici). Altrimenti, potete mangiare pesce crudo ma congelato: il pesce deve essere stato eviscerato subito dopo la morte eliminando così i parassiti visibili a occhio nudo. In generale, perché un pesce sia sicuro, deve essere stato cotto a più di 65 gradi per più di un minuto in ogni sua parte. Poi può essere congelato a -20 gradi per almeno un giorno, o a -18 gradi per almeno quattro giorni. Naturalmente ricordiamo che il sushi costituisce il rischio maggiore, ma è meglio prestare attenzione anche ai piatti crudi italiani.