Vediamo quali segnali fanno pensare ad un possibile ritardo del linguaggio nel bimbo, come si esegue la diagnosi e a che età.

Ogni bimbo sviluppa la capacità di esprimersi e comunicare con gli altri con una rapidità differente, per cui a cosa ci si riferisce quando si parla di ritardo del linguaggio? Quando il bimbo sembra incontrare delle difficoltà nell’esprimersi rispetto ai suoi coetanei, nei genitori può scattare un campanello d’allarme.

Occorre però fin da subito precisare che un ritardo nello sviluppo del linguaggio è un fenomeno abbastanza frequente e non è necessariamente associato ad un disturbo del linguaggio. Si tratta, inoltre, di un fenomeno transitorio che si risolve con l’aiuto di un logopedista e con la collaborazione dei genitori. Vediamo in quali casi si parla di ritardo del linguaggio.

Ritardo del linguaggio: 3 anni, l’età chiave

L’età dei tre anni è quella presa in esame come sorta di parametro guida per capire se ci si trova di fronte a un disturbo del linguaggio e poter così indagare le cause. In realtà però, ci sono dei segnali che possono essere considerati già nelle fasi precedenti.

bambina visita logopedista
bambina visita logopedista

Per riuscire a riconoscere un ritardo nello sviluppo del linguaggio viene presa in esame la capacità di comprensione oltre che quella di esprimersi a parole. L’assenza di lallazione e la mancanza di comunicazione gestuale sono altri segnali da tenere in considerazione. Intorno ai 24 mesi di età i bimbi in genere conoscono 100 o più parole e iniziano a formare le prime brevi frasi, formate da soggetto e predicato. La situazione deve essere invece esaminata qualora i bimbi dai 24 ai 30 mesi di età fossero in grado di utilizzare poche parole (da 10 a 50) e manifestassero difficoltà di comprensione.

Ritardo linguaggio: quando preoccuparsi

Per riuscire ad eseguire una diagnosi accurata e riconoscere che si tratti effettivamente di un ritardo nello sviluppo del linguaggio bisogna rivolgersi a uno specialista come un logopedista. Per valutare con precisione si aspetta finché il bimbo abbia compiuto i tre anni d’età.

Anche nei mesi precedenti il medico può consigliare delle strategie che favoriscano lo sviluppo della comprensione del linguaggio e della produzione stessa da parte del bimbo. È fondamentale, infatti, che i genitori guidino il bimbo in modo che assimili il significato delle parole, stimolandolo anche attraverso il gioco.


Cosa significa e cos’è il push present?

Come preparare il corredino del neonato per l’ospedale