La leucemia fulminante viene così definita per via del suo decorso rapido. Agire tempestivamente è fondamentale per la guarigione.

Con leucemia fulminante ci si riferisce a dei casi acuti della malattia caratterizzati da un decorso rapido. Un esempio è dato dalla forma promielocitica acuta che comporta delle emorragie molto gravi e ha un rischio di mortalità elevato se non identificata rapidamente. In questi casi, trattandosi di una forma aggressiva di tumore del sangue, la tempestività con cui si riesce a diagnosticare la malattia e intervenire è, infatti, di fondamentale importanza per salvare la vita dei pazienti. Vediamo quali sono i segnali che suggeriscono che si possa trattare di questa malattia.

Leucemia fulminante: i sintomi e l’incidenza

Uno dei campanelli d’allarme che può suggerire una leucemia fulminante è un’emorragia cutanea, caratterizzata dalla comparsa di macchie sulla pelle o veri e propri sanguinamenti. Si possono presentare anche perdite di sangue che possono interessare il naso (frequente l’epistassi da entrambe le narici), ma anche il sanguinamento delle gengive. I sanguinamenti non sono sempre così evidenti e possono interessare l’apparato digerente o urinario, oppure trattarti di emorragie celebrali. Tra i sintomi iniziali è molto comune anche accusare stanchezza e malessere generalizzato.

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Globuli rossi
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La guarigione dalla leucemia acuta promielocitica, ovvero la forma riconosciuta come la più aggressiva è possibile. Agire in maniera tempestiva sia nel diagnosticare correttamente i casi della patologia che nel ricorrere alla terapia è importante, soprattutto perché i sintomi si manifestano improvvisamente e non vi è quindi modo per eseguire screening e fare prevenzione per ridurre la sua incidenza.

Leucemia fulminante: quale età colpisce

Per quanto riguarda la sua incidenza si registra un picco nella fascia di età dei 40 anni, tuttavia la patologia può colpire indistintamente tutte le fasce d’età, come purtroppo si registra dalla recente perdita di Michele Merlo di soli 28 anni.

Dai dati raccolti dall’AIL (Associazione Italiana contro Leucemie Linfomi e Mieloma) si registrano all’incirca 150 casi ogni anno in Italia. I dati in ogni caso non sono negativi, poiché grazie ai progressi che sono stati fatti per agire tempestivamente con la terapia, si ha una remissione completa dal 90 al 95 % dei casi.


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