Frutta autunnale esotica

Varietà e origini

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La frutta è una categoria di alimenti molto vasta, così divisibile: agrumi, frutta acidulo-zuccherina, dolce, oleosa e farinosa. Ma c’è un gruppo considerato trasversale, in quanto può comprendere prodotti appartenenti a tutte queste classi. Si tratta della frutta esotica, chiamata così perchè incapace di crescere in climi temperati. Questo significa che la sua presenza in Italia è dovuta all’importazione, sia per quella estiva che per la frutta autunnale esotica. Ma quali sono i frutti più particolari – talvolta semi-sconosciuti – appartenenti a questo sottogruppo?

Frutta autunnale esotica

  • Alkekengi, alchechengi o pisalis: originario del Perù, viene coltivato anche in Italia a eccezione di Puglia e Calabria. Si tratta di una bacca gialla grande quanto una ciliegia, ricca di vitamina C e dal sapore acidulo. Avvolto da una membrana sottile e color sabbia, viene utilizzato per guarnire dolci o glassato nel cioccolato e nel caramello.
  • Dattero: tipico dell’Africa mediterranea, della Palestina e dell’Asia occidentale, è il frutto della palma da dattero. Consumato sia fresco che essiccato, viene usato per ricavare miele e fermentato per produrre alcolici. Inoltre, se ne può ricavare una macedonia autunnale abbinando arance, pinoli e noci.
  • Litchi: proviene dal Madagascar ed è molto diffuso in Cina e in America. Ha forma rotonda e una polpa bianca, molle, succosa e profumata. L’aspetto somiglia a quello di una grossa noce dal guscio ruvido, con dentro un seme non commestibile. Viene mangiato per lo più fresco, ma si conserva bene anche in scatola. In Italia si può coltivare soltanto al Sud (maggiormente in Sicilia e in Calabria).
  • Papaya: è un frutto tropicale diffuso in Africa e nel Sudamerica. Una buccia sottile e giallognola ricopre una polpa tenera e di color arancione. Il sapore è delicato e la papaina contenuta facilita la digestione delle proteine. Potassio e magnesio, invece, potenziano i muscoli e combattono la stanchezza.