Il film Albatross racconta una storia vera, quella dell’inviato di guerra Almerigo Grilz, ma ci sono alcune differenze da conoscere.
Con la regia di Giulio Base, il film Albatross racconta la storia vera di Almerigo Grilz, inviato di guerra morto a soli 34 anni in Mozambico. Pur descrivendo fatti realmente accaduti, ci sono alcune differenze, o meglio esigenze narrative che vale la pena evidenziare.
Albatross: la vera storia del triestino Almerigo Grilz
Uscito nelle sale cinematografiche il 3 luglio 2025, Albatross è diretto dal bravissimo Giulio Base, che ha anche un importante cameo all’interno del film. La pellicola racconta la vera storia del triestino Almerigo Grilz, una figura controversa che parte della politica italiana ha cercato di seppellire senza onori.
Lui amava definirsi “inviato di guerra indipendente“, ma è arrivato a diventare reporter dopo anni di militanza nel Fronte della Gioventù. Erano gli anni Settanta e gli scontri in strada tra fazioni politiche opposte erano all’ordine del giorno. Grilz era descritto come un “picchiatore fascista” ed è proprio per questo che la sua figura è spesso finita al centro di accesi dibattiti tra sostenitori e odiatori. Nel film, questo aspetto è ben evidente.
Giulio Base, però, si concentra sulla militanza solo nella prima parte della pellicola, poi dà ampio spazio a ciò che Almerigo ha fatto di buono. Dopo aver fondato l’Albatross Indipendent Agency insieme agli amici Gian Micalessin e Fausto Biloslavo, Grilz ha confezionato eccellenti reportage sui fronti delle guerre dimenticate: Medio Oriente, Asia e Africa. Ed è in quest’ultimo paese, precisamente in Mozambico, che nel 1987 trova la morte a soli 34 anni.
Ecco il trailer di Albatross:
Albatross: le differenze tra la storia vera e il film
Anche se Albatross racconta la storia vera di Almerigo Grilz, ci sono alcuni episodi inventati, scelti ovviamente per esigenze narrative. Nella parte iniziale, gli scontri del 1977 a Trieste tra fascisti e comunisti sono realmente accaduti, ma non è vero che il militante è scappato dalla polizia insieme a un suo nemico. Questo escamotage è servito al regista, anche in altre parti del film, per far emergere tutta la figura del protagonista, non solo quella di “picchiatore fascista”, ma anche di inviato di guerra.
Il personaggio di Vito, magistralmente interpretato da Giancarlo Giannini, è inventato, ma ispirato a Toni Capuozzo. Anche se non è mai esistito, il dibattito che lo riguarda sull’apposizione a Trieste di una targa in onore di Almerigo, primo giornalista italiano morto su un fronte di guerra dalla fine del Secondo conflitto mondiale, è realmente accaduto.
Non è mai esistita nemmeno la moglie di Vito, che in Albatross è stata la fidanzata storica di Almerigo. Il resto è tutto realmente accaduto. La pellicola, come sottolineato dal regista, “non vuole essere né un ritratto celebrativo né un atto d’accusa. È un tentativo di avvicinarsi alla vita di un giovane uomo attraversando i contrasti della sua epoca. Ho approcciato quegli avvenimenti senza tesi precostituite, lasciando spazio al dubbio“.