Cos’è una vertical farm

La coltivazione in verticale che salverà il mondo

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Il settore agricolo sta lentamente cambiando, e con esso anche il nostro modo di concepire l’alimentazione e la produzione del cibo. Con l’80% dei territori agricoli già utilizzati, si stima che quelli restanti non saranno sufficienti. Entro il 2050, infatti, la Terra raggiungerà i 9 miliardi di abitanti. Come procurare da mangiare a tutte queste persone? Semplice: con le cosiddette vertical farm, le fattorie verticali. In questo modo, le città stesse cambieranno volto e la distanza tra campo coltivato e centro urbano si perderà. Ma chi ha avuto per primo questa idea?

Come nasce

L’ideatore di questo innovativo concetto è Dickson Despommier, professore di Scienza della salute ambientale alla Columbia University. Secondo lui, i vantaggi dello skyfarming sarebbero molteplici: primo fra tutti, l’uso di energia rinnovabile. Le serre verticali verrebbero alimentate a luce solare o led, ma ottenuta riconvertendo scarti vegetali. La coltivazione idroponica, inoltre, permetterebbe di usare acqua di scarico depurata per irrigare le piante, che a loro volta la renderebbero potabile. I prodotti sarebbero biologici e controllati, privi di pesticidi, e consentirebbero una produzione a kilometro zero.

Le prime vertical farm

Il primo grattacielo coltivato si trova a Singapore e si chiama Sky Greens Farms. Singapore infatti è altamente popolata, e i cicli naturali dei campi sono troppo lenti per nutrirne gli abitanti. Si spera così di rendere alcune zone della metropoli autosufficienti. Ma una vertical farm si trova anche in Italia: è lo Skyland di Milano, realizzato da ENEA per l’EXPO 2015. Situato nel Future food district di fronte al Supermercato del Futuro della Coop, il grattacielo contiene colture di basilico e lattuga. Ma è uno spazio ibrido, con ambienti domestici e un centro commerciale dove si vende quello che si produce. Il futuro non è mai stato così vicino!