Borotalco cancerogeno: vero o falso?

I rischi per le donne e gli uomini

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Sembra assurdo che una polvere usata sui bambini per anni venga accusata di essere pericolosa. E invece è proprio così, ma solo in casi particolari. In quali circostanze, allora, si può parlare di borotalco cancerogeno? Quanto c’è di vero nelle paure di molte donne? Le risposte si trovano in uno studio condotto da un gruppo di ricercatori, sotto le direttive dell’ostetrica e ginecologa Kathryn L. Terry. Scopriamo che cosa hanno scoperto e quali preoccupanti rischi nasconde l’apparentemente innocuo borotalco.

Borotalco cancerogeno: lo studio

Nel 2010, questo gruppo di ricercatori della Brigham and Womens Hospital di Boston ha pubblicato i risultati sulla rivista Cancer epidemiology Biomakers & Prevention. Si è trattato di uno studio effettuato su 18.000 donne, che usavano regolarmente il borotalco sulle parti intime. La ricerca ha dimostrato che questa abitudine aumenta del 24% l’insorgenza del cancro all’endometrio nelle donne già in menopausa. La polvere di talco infatti ha agenti infiammatori che dai genitali esterni possono passare a quelli interni. Tali infiammazioni a lunga durata, a loro volta, favoriscono la formazione di tumori.

Tipi di tumore e soluzione al problema

Il cancro può essere:

  • sieroso, cioè costituito da una neoplasia. Si tratta di una massa di tessuto irregolare le cui cellule invadono i vasi sanguigni e linfatici;
  • endometrioide, cioè formato da tessuto ghiandolare e stromale (di sostegno alle ghiandole);
  • a cellule chiare.

Niente paura per chi usa il talco in generale, perchè l’effetto cancerogeno riguarda solo le parti intime. Per proteggersi, quindi, basta evitarne questo tipo di applicazione. Per quanto riguarda gli uomini, già nel 2006 l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro ha classificato la polvere di talco come cancerogena. Si tratta però di una “potenziale cancerogenicità”, che non è stata confermata nè smentita da altri studi da allora. Per chi volesse andare sul sicuro, comunque, valide alternative sono l’amido di mais e di riso.