Argento colloidale: come si assume?

E’ la dose a fare il veleno

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Argento colloidale: come si assume? Quella che sembra ormai una panacea non va assunta a cuor leggero. L’assunzione di quantità eccessive di argento colloidale infatti può comportare un’alterazione della colorazione della pelle spiacevole e irreversibile conosciuta con il nome di argiria.

Argento colloidale: come si assume?

Nella maggior parte dei casi, l’argento colloidale viene assunto per via orale, per curare quelle infezioni virali, batteriche o micotiche che interessano gli organi interni. Viene consigliato in questi casi di assumerne una decina di gocce due o tre volte al giorno, di lasciarle sotto la lingua per circa un minuto e poi inghiottirle con un bicchier d’acqua.
Le soluzioni destinate al trattamento delle infezioni dell’apparato respiratorio si assumono attraverso la nebulizzazione, quindi con apparecchi da aerosol.

L’argento colloidale in spray invece viene utilizzato a livello cutaneo per curare abrasioni, ustioni, eczemi, infezioni di vario tipo e gravità.
Naturalmente le modalità di somministrazione e le quantità di prodotto somministrato variano a seconda della concentrazione del composto (ricordiamo che una soluzione con una concentrazione di 10 parti per milioni è già considerata efficace, mentre una concentrazione tossica è quella che tocca le 100 parti d’argento per milione).

Vantaggi e pericoli dell’assunzione di argento colloidale

In rete l’argento colloidale viene consigliato come un rimedio sicuro e praticamente privo di effetti collaterali per una serie di patologie che è diventata con gli anni sempre più lunga, come se la fiducia riposta in questo prodotto crescesse esponenzialmente.
E’ bene sapere anche che c’è una combattiva controinformazione in merito all’argento colloidale, considerato spesso alla stregua di un placebo.
L’assunzione di quantità di argento tanto elevate che l’organismo non è più in grado di smaltirle provoca una pigmentazione grigio bluastra della pelle, dei tessuti interni del corpo e addirittura delle cornee. Tale pigmentazione non risulta tossica né letale, tuttavia modifica sensibilmente la qualità della vita degli individui che ne sono affetti.