Svantaggi della Positive Nutrition

Quanto è difficile cambiare vita, anche se per il meglio?

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Dal biochimico americano ideatore della dieta a zona arriva la filosofia della Positive Nutrition, che allunga la durata della vita combattendo le malattie croniche. Vivere più a lungo è possibile, se si accetta di mangiare solo un certo tipo di alimenti, pensare positivo, fare attività fisica… e non stressarsi. Ma è davvero così facile passare alla Positive Nutrition? L’atteggiamento mentale e le abitudini gastronomiche sono semplici da cambiare? Gli svantaggi della Positive Nutrition potrebbero nascondersi proprio in questi ostacoli.

Svantaggi della Positive Nutrition

Il punto cardine della Positive Nutrition è sicuramente l’assunzione dei cosiddetti Superfood. Si tratta soprattutto di alghe, pesce, verdure e spezie. Non è un caso infatti che l’isola di Okinawa, dove si consumano principalmente alghe e pesce, sia la parte del mondo con il più alto tasso di centenari. I superfood dovrebbero andare a sostituire i cibi infiammatori come carne rossa, latte, formaggi, prodotti da forno e da fast food. Ma mentre per i giapponesi è presto fatto, un occidentale potrebbe davvero fare fatica a rinunciarvi. Inoltre non è detto che sia così facile scacciare lo stress: vediamo perché.

Pensare positivo si può?

La Positive Nutrition, per quanto abbia scopi nobili, non tiene conto dei problemi di tutti i giorni. Specie chi lavora molto può non avere il tempo di fare yoga (una delle attività antistress più gettonate). Inoltre, cibi come pesce, alghe e spezie richiedono preparazioni lunghe e complesse. Non tutti hanno il tempo di stare a lungo davanti ai fornelli, e alternative come carne e formaggi sono sicuramente più pratiche (ed economiche). Infine, la Positive Nutrition potrebbe richiedere elevate competenze in fatto di nutrizione, che non tutti hanno. Tra polifenoli, idrossitirosolo, acidi grassi idrogenati e omega 6, sarà così facile seguire la strada giusta?