Il riposino dei bimbi a scuola, una questione da disciplinare

Il riposino dei bimbi all’asilo nido e alla scuola dell’infanzia non è regolato da norme: ogni scuola fa da sé, ma come conciliare le diverse esigenze?

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Quando si porta un bimbo all’asilo probabilmente si pensa che tutto sia regolamentato nei dettagli, ogni attività sia codificata da norme e leggi che lasciano poco spazio all’interpretazione.  Incredibile a dirsi,  invece, non esiste alcun regolamento su scala nazionale che disciplini, ad esempio, le modalità di  effettuazione del riposino pomeridiano sia per i bimbi che frequentano l’asilo nido, sia per quelli più grandi iscritti alla scuola dell’infanzia.

Da premettere che sulla questione del riposino le stesse mamme, tradizionalmente,  sono divise. “Deve  riposarsi dopo mangiato, gli fa bene”,  è una credenza piuttosto diffusa. “Non sia mai, poi va a finire che la sera non vuole dormire”, è un’altra opinione altrettanto accreditata. Sulla  questione, tra l’altro, non c’è uniformità neppure tra maestre e medici. Se la stragrande maggioranza delle prime caldeggia una o due orette di sonno per i piccoli dopo il pranzo, i pediatri sono categorici: non esiste alcuno studio scientifico che evidenzi problemi, disturbi o fastidi per i piccoli che non sono soliti riposare al pomeriggio rispetto a quelli che il riposino lo fanno abitualmente. Come regolarsi, allora?

Le scuole, in pratica, hanno ampia libertà di regolarsi come vogliono. La legge di riferimento,  la 444/68, si occupa di tutto fuorchè dei pisolini. In primo luogo, possono organizzare un momento di pausa dopo la mattinata di gioco ed il pranzo solo quegli istituti scolastici che sono dotati di stanze dedicate e lettini. In genere nelle grandi città gli asili dispongono di spazi e strutture più ampie rispetto alle realtà di provincia, ma naturalmente non si può fare un discorso generale: dipende da caso a caso.

Un  altro fattore importante è la presenza di un numero di insegnati adeguato. Ogni maestra ha il compito di badare a dieci bambini: più ce ne sono, maggiore è la possibilità di creare soluzioni adatte alle diverse esigenze. Va da sé, infatti, che in una stessa classe ci siano bimbi con ritmi, tempi e abitudini differenti. Non tutti sono abituati (ancora) a riposare dopo mangiato, mentre alcuni al riposino non possono proprio rinunciare. L’unica certezza è che il sonnellino non può essere imposto, in nessun caso, anche se da più parti si segnalano episodi di bimbi “costretti” loro malgrado a coricarsi sui lettini a  guardare malinconicamente il soffitto perché per gli altri è il momento della nanna.