Rimandata di 10 giorni l’esecuzione dell’iraniana Reyhaneh Jabbari

L’impiccagione di Reyhaneh, condannata per aver ucciso l’uomo che aveva tentato di stuprarla, era prevista il 30 settembre ma in extremis e’ stata rinviata di 10 giorni.

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Reyhaneh Jabbari e’ stata trasferita dal carcere di Rajaishahr, ad ovest di Teheran, dove era stata spostata in vista dell’esecuzione.

Reyhaneh era stata arrestata nel 2007 per l’uccisione a coltellate di un dipendente del Ministero dei servizi segreti iraniano, Morteza Abdolali Sarbandi, che – secondo la tesi della difesa – stava cercando di violentarla. Nel 2009 era stata condannata a morte applicando il “qesas”, la legge del taglione, con sentenza confermata dalla Corte suprema quello stesso anno.

La ragazza ha confessato di aver ucciso Sarbani sette anni fa per difendersi da un tentativo di stupro, ma ora i familiari della vittima racconta la Pakravan:

“Hanno rilasciato un’intervista a un quotidiano locale nella quale affermano che se mia figlia dichiarerà di non aver subito alcuno stupro potranno prendere in considerazione il perdono”

In base alle leggi iraniane, la famiglia della vittima ha l’ultima parola sull’esecuzione di una condanna a morte e, se perdona il condannato, lo risparmia dalla forca.

La madre di Reyhaneh si chiede:

“Ma come possiamo soddisfare una richiesta simile? Come possiamo dire una falsità del genere? E’ contro i principi di mia figlia. Ci si chiede di dire una cosa non vera. Siamo distrutti, mia figlia è affranta e depressa”.

È stata detenuta in isolamento senza poter vedere il suo avvocato e la sua famiglia per due mesi, durante i quali ha denunciato di essere stata torturata. All’inizio delle indagini, ha ammesso di aver inferto una pugnalata sulla schiena dell’uomo, reagendo a un’aggressione sessuale. Successivamente, ha riferito della presenza di una terza persona nell’abitazione, coinvolta nell’uccisione. Le circostanze dell’omicidio e le esatte responsabilità di Reyhaneh Jabbari sono dunque tutte da chiarire. Invece di riprendere il conto alla rovescia verso l’impiccagione, le autorità giudiziarie iraniane sono chiamate da ogni parte del mondo ad annullare la condanna e aprire un nuovo processo. Che termini, in ogni caso, senza condanna a morte.