Ambiente domestico con tanto di soggiorno e angolo cottura, così Renzo Piano espande il suo progetto G124 dedicato alle periferie.

Portare l’attenzione sulle periferie e cambiare realmente il tessuto sociale e urbano. Questo l’obiettivo del progetto G124 firmato dall’architetto genovese e senatore a vita Renzo Piano. Grazie a questo intervento, l’ultima opera in ordine di tempo si chiama La casa dell’affettività e si trova nel carcere femminile di Rebibbia. Ecco di cosa si tratta.

Una casa in carcere firmata Renzo Piano

Il progetto in questione si può sperimentare ma soprattutto vedere. Ambiente unico dall’atmosfera domestica con tanto di soggiorno, zona pranzo e angolo cottura, è realmente una piccola casa all’interno di Rebibbia. Il tutto firmato dal cosiddetto “architetto dei sogni”.

Ecco la costruzione in corso d’opera al carcere di Rebibbia:

Elaborato grazie al sostegno del DAPDipartimento di Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia, che ha materialmente sostenuto la realizzazione del prototipo, il micro edificio conta 28 metri quadrati. A firmalo sono tre giovani architetti, Attilio MazzettoMartina Passeri e Tommaso Marenaci, diretti dalla professoressa Pisana Posocco del Dipartimento di Architettura e Progetto dell’Università la Sapienza di Roma, sotto la supervisione dello stesso Piano. Parte attiva è stata anche quella di detenuti e detenute.

Un luogo dove riunire le famiglie: l’idea di Renzo Piano

Ma a cosa serve La casa dell’affettività? Ebbene, l’idea è quella di creare, nel contesto di detenzione, qualcosa che porti intimità e spazio caldo, per far sì che gli incontri tra le detenute e le loro famiglie siano diversi, favoriscano la reintegrazione del nucleo di congiunti.

Uno spazio, insomma, diverso rispetto alle anonime sala sorvegliate alle quali le detenute sono abituate.

Qui sotto, Renzo Piano nel carcere di Rebibbia:

Un altro tassello nella cartina di lavoro per il recupero delle periferie voluto da Pian con il progetto G124. Questa sorta di “rammendo” delle periferie d’Italia, infatti, è cominciata a Torino per poi proseguire a Roma e Catania, fino a Milano, dove si è intervenuti nel Giambellino, uno dei quartieri di edilizia pubblica popolare della città che vanta un buio primato: è l’unico a non aver ricevuto manutenzione, da settant’anni a questa parte. Ne sarebbe felice Giorgio Gaber, che lì cantava le sue ballate.

Fonte foto: https://www.instagram.com/tommaso_marenaci/

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ultimo aggiornamento: 20-12-2019


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