Quali sono Le opere di Leonardo Da Vinci

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Le opere di Leonardo Da Vinci: da “L’Annunciazione”, “La Dama dell’Ermellino” fino a “La Vergine delle Rocce” e “La Gioconda”

Tra le opere di Leonardo da Vinci anche dei manoscritti da lui lasciati a F.Melzi, suo fedelissimo discepolo. Molti raccolti da P.Leoni nel XVI secolo si trovano a Parigi, Londra, Milano, Torino e riguardano l’ottica, la geometria, la pittura, l’idraulica e l’anatomia. La sua arte si manifesta come rielaborazione della tradizione quattrocentesca e, nello stesso tempo, come opposizione ad essa perchè egli vuole infondere vita alle immagini, nello sforzo di rendere nell’arte “lo spirito cosmico dell’universo“.

Le opere di Leonardo : il primo periodo con l’Annunciazione e la Vergine delle Rocce

Nel primo periodo de “le opere di Leonardo” ricordiamo: il ritratto di Ginevra Benci, l’Annunciazione e la Madonna del Garofano dove si evidenzia la prima applicazione dello “sfumato” che disperde le linee. Nel 1478 disegna la Madonna del Fiore, la Madonna del Gatto e, nel 1481 l’Adorazione dei Magi rimasta incompiuta a causa della sua partenza per Milano. Qui realizzò la Vergine delle Rocce, dipinta in un fantastico scenario di ombre e di squarci di luce, dove i lineamenti sfumano perchè la luce sfiora le cose e svanisce dove l’ombra le inghiotte. E’ del 1490 circa, invece, l’Uomo Vitruviano: un disegno a penna e inchiostro su carta in cui sono illustrate le proporzioni del corpo umano.

Le opere di Leonardo: il periodo milanese con la Gioconda e la Dama dell’Ermellino

Nel periodo milanese Leonardo dipinse a tempera il Cenacolo “Ultima cena“, restaurato dopo la II guerra mondiale, la Dama dell’Ermellino e la famosissima Gioconda (dal Vasari chiamata Monna Lisa) dal vago ed enigmatico sorriso. Durante il soggiorno francese dipinse il San Giovanni Battista e terminò la tela di S.Anna dove lo sfumato divenne più prezioso e lieve. Leonardo, nel Trattato della pittura ed in altri suoi scritti, sostenne la superiorità della pittura, considerata simile alla poesia, rispetto alla scultura; pertanto la sua attività di scultore non ebbe la stessa importanza di quella del pittore. A Milano fu in contatto con Bramante e progettò il Duomo di Pavia; inoltre, risolse particolari problemi costruttivi del tiburio del Duomo di Milano.
I suoi disegni architettonici sono innovativi rispetto ai tempi e sono basati sulla resa corretta della prospettiva a volo di uccello. Moderni ed innovativi anche gli studi urbanistici relativi alla canalizzazione, all’igiene ed al traffico a Milano. Dopo il soggiorno milanese rientrato a Firenze si occupa de la “Battaglia di Anghiari“, pittura murale di una parete del nuovo Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio. Un’opera grandiosa che vide il genio toscano lavorare a stretto contatto con il “rivale” Michelangelo.