Ecco in cosa consistono le manovre di Kristeller e perché vengono sconsigliate anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Nelle manovre di Kristeller rientrano delle tecniche messe in atto durante il parto allo scopo di favorire la nascita. Le manovre consistono nell’applicare una certa pressione in modo da facilitare l’espulsione del bambino. Tecniche di questo tipo, infatti, avrebbero la capacità di rendere più agevole la nascita e anche abbreviare i tempi. Tuttavia, negli anni l’utilizzo di questa tecnica è stato via via sconsigliato, al punto che in diversi paesi europei si è scelto di vietare a norma di legge il suo utilizzo. Vediamo in cosa consiste la manovra e le motivazioni che portano a sconsigliarla soprattutto alla luce dei rischi a cui si potrebbe andare incontro.

Manovra di Kristeller: cos’è

Questa tecnica viene praticata durante il parto, nel momento in cui si hanno già le contrazioni. La manovra prevede di applicare una certa pressione in modo da agire sul fondo dell’utero. Lo scopo della tecnica è, infatti, proprio quello di favorire l’uscita della testa del piccolo.

Travaglio
Travaglio

Viene da sé che si tratta di una tecnica delicata e di conseguenza se non praticata correttamente può anche compromettere la salute della mamma e del bambino. Questi motivi hanno portato la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità a scoraggiarne l’uso dichiarandola come una delle procedure non raccomandate. Vediamo quali possibili conseguenze può provocare.

Manovre di Kristeller: i rischi

Questa manovra non è esente da rischi e potrebbe provocare traumi e talvolta conseguenze anche gravi. Le madri potrebbero andare incontro nei casi peggiori a rottura dell’utero o lesioni alle costole e anche il bambino potrebbe rischiare ematomi e traumi.

I possibili rischi a cui vanno incontro la madre e il nascituro nell’applicazione di questa manovra hanno fatto sì che Inghilterra e Spagna ne vietassero categoricamente l’uso. La tecnica, che fu originariamente ideata nel 1867, viene però ancora utilizzata anche nel nostro paese. Fatta eccezione per la raccomandazione dell’OMS che ne sconsiglia l’utilizzo, infatti, non esiste una vera e propria legge che vieti la pratica in Italia e in altri paesi europei.


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