Le patate fritte causano il cancro

Largo uso di patate in cucina: dal purè alle crocchette, sulla pizza o nei soufflé. Andateci piano con quelle fritte.

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Le patate sono largamente usate sulla tavola degli italiani e in tutto il mondo.

Il loro consumo è previa cottura, perché sono composte per il 20% di amido non digeribile, che si trasforma in zucchero con la cottura. Questo tubero è un ingrediente insostituibile per i piatti elaborati e raffinati come il gateau, la pizza, i soufflé. Ma è anche idoneo per contorni di pesce, di carne, sotto forma di purè, o patate duchesse, al gratin, lesse e fritte.

Esistono 4 tipi di patata: a pasta gialla (ottime per le patate fritte), a pasta bianca (ideali per puré e crocchette), novelle e a buccia rossa (da cuocere al cartoccio).

Unico comune denominatore, per un acquisto senza fregature: sceglierle sode e intatte, prive di germogli.

Arriva, però, una brutta notizia. Per i bambini di tutto il mondo sarà un dramma, e per i genitori una vera sfida, quella di imporre un rigido limite al consumo delle patatine fritte.

Mangiare troppe patatine fritte espone al rischio di ammalarsi di cancro. E’ l’avviso dell’Autorità Europea per la sicurezza alimentare che, in realtà, punta il dito sui fritti in generale.

Il rischio è collegato alle ingenti quantità di una sostanza cancerogena, simile a quella presente nella combustione del tabacco. Si legge in una nota:

”Numerosi prodotti da forno e fritti, tra le quali anche patate fritte, patate arrosto, pane e biscotto, contengono acrilammide, una sostanza nota soprattutto per essere contenuta nel fumo delle sigarette”.

L’ente europeo punta la raccomandazione soprattutto verso i genitori, alla luce della forte attrattiva che hanno le patatine fritte sui giovani.

Food Standards Agency ha condotto una serie di esami su questi prodotti, individuando in alcuni casi una percentuale di acrilammide troppo elevata.

“Esami di laboratorio hanno dimostrato che l’acrilammide e il suo metabolita glycidamide sono cancerogeni. Dal momento che si tratta di sostanze contenute in molti alimenti è assolutamente necessario limitarne il consumo. I bambini sono la fascia di utenti più esposta ai rischi”.