Il governo ha dichiarato lo stato di preallarme per il gas in Italia: cosa significa e quali conseguenze può avere.

La crisi bellica in Ucraina potrebbe avere conseguenze devastanti anche su altri Paesi. Se non sarà il conflitto ad arrivare fino da noi, è probabile che a rendere difficile la situazione possano essere alcune crisi potenziali di risoluzione complessa. Tra queste, preoccupa in particolar modo la possibile crisi energetica. Non a caso, il Ministero della transizione ecologica ha dichiarato, in data 27 febbraio, lo stato di preallarme per quanto rigaurda il gas in Italia. Ma cosa significa?

Al momento nulla di concreto. Si tratta del primo step di una procedura su tre livelli, che potrebbe portare a una situazione di allarme e poi a una, più grave, di emergenza. Al momento bisogna sottolineare come entrambi gli scenari non siano vicini. Le forniture restano per ora adeguate a coprire la domanda interna. Ma cosa potrebbe accadere se la guerra dovesse effettivamente prolungarsi? E per quale motivo un conflitto tra Russia e Ucraina può davvero influre sui nostri consumi energetici?

Crisi del gas in Italia: cosa significa lo stato di preallarme

Partiamo dal punto fondamentale da chiarire per evitare di creare ansie e preoccupazioni superiori al necessario. Lo stato di preallarme non ha alcun effetto concreto sulle nostre vite, se non quello di renderci consapevoli che qualcosa sta accadendo e che le cose potrebbero diventare serie in un periodo di tempo indefinito.

Fornello a gas
Fornello a gas

Non è la prima volta che il nostro governo ricorre a una misura di questo tipo. L’ultima volta era accaduto, ad esempio, nel 2018, a causa di un inverno particolarmente freddo. Non si tratta dunque di una misura che dovrebbe far scattare allarmismi eccessivi. Semplicemente, c’è una situazione problematica che si staglia all’orizzonte e va tenuta d’occhio per non subire un contraccolpo improvviso.

Perché il conflitto in Ucraina influisce sulla nostra situazione energetica

Per rendere ancora più chiara la situazione, vale la pena sottolineare come ad oggi il nostro Paese abbia una riserva di gas pari a circa il 38,5% della capienza, contro una media europea che non arriva al 30%. Un dato incoraggiante, dal momento che stiamo per arrivare alla fine dell’inverno. Il problema vero sarà cercare di riportare la capienza al 90% in vista del prossimo settembre. Una situazione non poco spinosa, dal momento che l’Italia riceve in media oltre il 40% del proprio fabbisogno energetico dalla Federazione russa. Evidente che, con l’isolamento sul mercato derivante dalle sanzioni, serviranno nuovi fornitori di energia da trovare nel minor tempo possibile.

Ma esistono delle alternative alla Russia? La risposta in questo caso è un incoraggiante sì, anche perché non sono poche le ipotesi attuabili. Si potrebbe infatti ricorrere al Gasdotto Trans-Atlantico che collega la frontiera tra Grecia e Turchia all’Italia, che ha già fornito al nostro Paese in passato una grande quantità di gas. Ma c’è anche l’opportunità di ricorrere al Greenstream proveniente dalla Libia, o al TransMed, che collega altri Paesi del Nord Africa, come Algeria e Tunisia, all’Italia.

A mali estremi, il premier è tornato anche a parlare di riaprire le ormai superate centrali a carbone per concedere al Paese l’energia di cui si ha bisogno. Tra tutte le ipotesi sarebbe però la meno preferibile, se non per porre un rimedio momentaneo a una crisi che, si spera, potrà portare in un futuro più o meno breve ad accelerare finalemente su fonti di energia differenti rispetto a quelle fossili, per assicurare agli italiani non solo un risparmio economico ma anche una miglior qualità della vita.

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Ultimo aggiornamento: 02-03-2022


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