Echinacea: cos’è

L’Echinacea: una pianta non soltanto bella, ma anche benefica per il nostro organismo. 

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L’echinacea è una pianta erbacea perenne che appartiene alla famiglia delle Compositae (Asteraceae). Ne esistono addirittura ben nove varietà, ma non tutte sono d’interesse erboristico. Infatti, ne esistono alcune varietà solamente ornamentali. Le tre specie più utilizzate in erboristeria sono Echinacea angustifolia, Echinacea pal­lida, Echinacea purpurea.

Come appare 

La pianta fiorisce tra giugno e agosto. Possiede foglie lanceolate, generalmente provviste di peli, e l’altezza del fusto può andare da 50 a 150 cm. I fiori sono di lunghezza e colori diversi, dal rosa chiaro a quello scuro, fino al violaceo. Al centro sono caratterizzati da un  cono prominente. Si tratta di una pianta che si adatta facilmente a diverse condizioni ambientali. Cresce spontaneamente nelle zone pianeggianti, ma resiste anche fino a oltre 1500 metri di altitudine. Preferisce zone aperte e soleggiate e suoli moderatamente fertili.

 

La scoperta della pianta e le sue origini

I primi ad utilizzare l’Echinacea sono stati gli indiani d’America. Le popolazioni dei Pellerossa si servivano delle proprietà immunostimolanti e antinfiammatorie di questa pianta, che utilizzavano per curare piaghe, ferite, morsi di serpenti e insetti velenosi. Era quindi considerata una vera e propria pianta sacra.

Poi Meyer, un immigrato di origine tedesca venne a conoscenza delle sue proprietà straordinarie.  L’uomo decise così di produrre e commercializzare un rimedio definito da egli stesso miracoloso. Altro non era che un estratto della pianta che, somministrato a molti pazienti per curare diverse malattie, permetteva di ottenere risultati miracolosi.

Che cosa viene utilizzato dell’Echinacea

Le parti che vengono utilizzate sono le radici e le parti aeree della pianta (dalle foglie ai fiori). La pianta contiene flavonoidi, polisaccaridi, acido caffeico, oli essenziali minerali e acidi grassi.
La radice ha un odore aromatico e sapore che va dal dolce all’amaro, lasciando un pizzicore sulla lingua.