Caso Yara: gli avvocati assicurano che la prova del Dna è discutibile

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Anche al tribunale del Riesame gli avvocati di Massimo Bossetti, accusato di essere l’assassino di Yara Gambirasio, riproporranno la loro critica alla prova più pesante, quella del Dna.

Il Dna recuperato dal profilo genetico del carpentiere di Mapello corrisponde a quello isolato da due tracce biologiche trovate sugli slip e sui leggings di Yara Gambirasio.

E per chiedere la scarcerazione del carpentiere di Mapello, gli avvocati Silvia Gazzetti e Claudio Salvagni citeranno nuovamente un passaggio della prima relazione del Ris di Parma alla procura di Bergamo, datata 2011:

“Una logica prettamente scientifica, che tenga conto dei non pochi parametri che si è tentato di sviscerare in questa sede, non consente di diagnosticare in maniera inequivoca le tracce lasciate da ignoto 1 sui vestiti di Yara”.

I legali riporteranno nel ricorso al Riesame – come già nell’istanza di scarcerazione bocciata dieci giorni fa dal gip di Bergamo – un altro passaggio di quella relazione:

“Pare quantomeno discutibile come ad una eventuale degradazione proteica della traccia non sia corrisposta una analoga degradazione del Dna. In buona sostanza — dicono i legali – a parere della scrivente difesa, le enunciate certezze scientifiche paiono espresse secondo un criterio di ragionevolezza, principio più tipico del disquisire giuridico che dell’argomentare scientifico”.

La relazione del Ris citata dai legali, però, è del 2011. Da allora, ovvero dopo l’isolamento del profilo genetico di ignoto 1 dai vestiti di Yara Gambirasio, al «caso genetico»hanno lavorato anche due università, quella di Roma Tor Vergata e quella di Pavia per le ultime e decisive comparazioni.

Ma soprattutto, sui dubbi sollevati dagli avvocati, è già intervenuto il giudice delle indagini preliminari di Bergamo Ezia Maccora:

“La relazione scientifica del Ris e quella del medico legale danno atto della difficoltà oggettiva incontrata nell’espletamento dell’incarico loro affidato a causa dell’esposizione prolungata del corpo della vittima alle intemperie. Ciò detto, i risultati a cui giungono tali accertamenti tecnici, non possono essere messi in discussione, in assenza di specifiche argomentazioni scientifiche contrarie. Dagli atti risulta essere stata isolata una sola traccia che è stata definita nella relazione tecnica di “ottima qualità”

E’ se l’omicida della piccola Yara Gamirasio non fosse l’artigiano edile Massimo Bossetti. E’ questa la domanda che si stanno facendo in molti, dopo il ricordo dei difensori del presunto aguzzino di Yara.

I legali di Bossetti contestano non solo il codice di Dna, ma anche la modalità con cui si è trasferito dal titolare alla ragazza. Gli avvocati di Bossetti, insomma, sottolineano che la traccia di sangue da cui è stato preso il DNA dell’omicida di Yara era degradato in quando il cadavere era stato esposto al maltempo per tre mesi. I difensori di Massimo Bossetti hanno addotto una relazione dei RIS del 2011, con cui la traccia di sangue era definita “degradata”.

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ultimo aggiornamento: 23-09-2014

Emanuela Bertolone

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