Bondage: sesso, passione…corde e manette!

Il bondage, infatti, non è altro che un insieme di pratiche sessuali, dal retrogusto voyeur, basate sulla costrizione fisica. Scopriamolo nel dettaglio

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Merito o colpa del best-seller 50 sfumature di grigio, negli ultimi mesi spesso e volentieri si è sentito parlare della pratica sessuale del bondage. La domanda nasce spontanea: di cosa si tratta realmente?

Tutto quello che non sappiamo dell’argomento

Bondage è una parola inglese che significa schiavitù ed è un insieme di pratiche e attività sessuali fondate sulla costrizione fisica. I partner si sottomettono, infatti, all’altro, a turno, e accettano di limitare la propria libertà fisica, di muoversi, di parlare, vedere o sentire grazie all’utilizzo di precise tecniche e strumenti, come corsetti o bende.

Il bondage è una pratica sessuale giapponese che ha origine con la figura della geisha ma si basa su un legame millenario che esiste tra il popolo giapponese e l’utilizzo delle corde, che collegano simbolicamente l’umano col divino. Grazie a questa tecnica, i samurai rendevano immobili i prigionieri usando solo una corda di canapa. La pratica sessuale del bondage, invece, nasce nel secolo scorso e si diffonde in tutto il mondo solamente nel secondo dopoguerra. Appartiene al mondo BDSM ed è un gioco di fiducia da fare in coppia che consente di affidarsi completamente all’altro e non necessariamente deve culminare in un atto sessuale.

Perché praticare il bondage?

Anche se non a tutti stuzzica l’idea, questa passionale tecnica sessuale rafforza il rapporto di coppia aumentando il desiderio e la passione ma occorre conoscere realmente l’altro prima di dedicarsi completamente a questa pratica. Deve esserci un rapporto forte di fiducia reciproca, di complicità e la coppia deve essere sulla stessa lunghezza d’onda. Per questo motivo, è sconsigliabile con partner occasionali o appena conosciuti.

Può essere, inoltre, un buon preliminare del sesso perché offre degli stimoli sensoriali ed emotivi molto forti.