L’Istituto Superiore della Sanità ha dato l’allarme: è meglio evitare di conservare i cibi a contatto con l’alluminio o cuocerli al cartoccio.

Alluminio per gli alimenti, ma è davvero giusto usarlo? A quanto pare no, considerato che lo stesso Ministero della Salute ha confermato quanto il contatto con la carta stagnola possa alterare il cibo. Questo perché l’alluminio può trasferirsi sia nei cibi crudi che negli alimenti cotti al cartoccio. Il caso è stato anche sollevato – e per questo la diffusione è stata piuttosto importante – da Striscia la Notizia. Nel servizio di cui si è occupato Max Laudadio, si è tornati a parlare di quanto sia pericoloso il contatto tra cibo e alluminio. Ma perché è dannoso?

Perché l’alluminio a contatto col cibo fa male

Il motivo è da ricercare nel fatto che la pellicola di alluminio rilascia particelle sia nei cibi crudi molto acidi (per esempio pomodori, molto utilizzati nei panini, o alimenti con il limone) che in quelli cotti al cartoccio, come per esempio certe carni o il pesce.

Pesce spada al cartoccio
Pesce spada al cartoccio

L’effetto può essere molto dannoso, visto che parliamo di un metallo che ha una grande tossicità. L’Efsa (l’autorità europea per la sicurezza degli alimenti) ha infatti fissato dei limiti da non superare: chi pesa 60 kg non dovrebbe mai assumere oltre 60 milligrammi di particelle in una intera settimana. E considerato che ci sono particelle di alluminio anche, per esempio, nell’acqua, è chiaro che arrivare alla soglia minima diventi molto facile.

Alluminio e alimenti: cosa evitare

L’Istituto Superiore della Sanità ha confermato l’esistenza del fenomeno della migrazione che, come dice il nome, porta le particelle dannose a migrare nei cibi con cui entra in contatto.

• Non tenere per ore il cibo a contatto con l’alluminio.

• Non riutilizzare un foglio di alluminio una seconda volta.

• Preferire alla carta stagnola, per la conservazione, contenitori in vetro mentre per la cottura pirofile in ceramica.

• Per il pranzo al sacco avvolgere panini nella pellicola compostabile o in un panno impermeabilizzato dalla cera d’api, in alternativa in un tovagliolo di stoffa

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