Agricoltura biologica: definizione e significato dell’agricoltura che punta a promuovere la biodiversità delle specie vegetali e animali.

Da anni ormai sentiamo parlare in televisione, al mercato, o anche al ristorante, di agricoltura biologica: ma cos’è davvero? Siamo in grado di darne una definizione? Una domanda cui è difficile dare una risposta univoca. In effetti sembra proprio che in molti abbiano un’idea sbagliata, o comunque confusa, di cosa sia l’agricoltura biologica. Proviamo però a fare chiarezza insieme a a scoprire cosa sia questo tipo di agricoltura.

Agricoltura biologica: il significato

Ma l’agricoltura biologica cos’è? La definizione di agricoltura biologica è piuttosto semplice. Si tratta di un tipo di agricoltura che, sfruttando la naturale fertilità del suolo e intervenendo in maniera molto limitata, cerca di promuovere la biodiversità delle specie domestiche vegetali e animali, escludendo l’utilizzo di prodotti artificiali, chimichi o provenienti da organismi geneticamente modificati.

Agricoltura biologica
Agricoltura biologica

Il termine ovviamente deriva da biologico, parola di origine greca, che ha nella sua radice “bios“, ovvero “vita“. La grande differenza rispetto alla normale agricoltura sta dunque nel mancato utilizzo di determinati prodotti. Al loro posto, nelle coltivazioni di tipo biologico si tendono a utilizzare composti naturali, come ad esempio i feromoni degli insetti.

Venendo maggiormente nel dettaglio, un’agricoltura bio tende a: ruotare le colture per sfruttare in maniera più efficiente le risorse locali; limitare al minimo l’utilizzo di sostanze chimiche o sintetiche; non utilizzare minimamente prodotti ogm; sfruttare risorse come il letame i mangimi prodotti in azienda; utilizzare specie vegetali e animali adatte all’ambiente; allevare all’aria aperta il bestiame con foraggio biologico; utilizzare pratiche di allevamento differenti per quanto riguarda le varie specie.

Le colture biologiche sono più sostenibili?

Una delle maggiori controversie riguardanti l’agricoltura biologica riguarda proprio la sua sostenibilità, scientificamente non provata. Se è vero, infatti, che un’azienda biologica, utilizzando prodotti agrochimici per la gran parte delle operazioni, riduce l’impatto ambientale legato all’immissione in natura di molecole tossiche, è altrettanto vero che questo tipo di colture produce mediamente dal 20 al 45% in meno rispetto a quella tradizionale. Il che vuol dire che, per arrivare alla medesima produzione, bisognerebbe coltivare una percentuale ben più ampia di terreni, con conseguente distruzione degli habitati a sfavore della biodiversità.

Per questo motivo c’è bisogno di trovare una terza via, una sintesi tra agricoltura convenzionale e bio, in grado di limitare i difetti di entrambe e di conservare le stesse prestazioni. Di proposte in tal senso non ne mancano, ma se ne dovrà ancora parlare a lungo.

La diffusione dell’agricoltura biologica in Italia

In Italia l’agricoltura bio resta un mercato di nicchia, soprattutto per i costi ancora elevati dei prodotti al dettaglio. Tuttavia, il nostro Paese resta uno dei leader per la produzione biologica in Europa, con una percentuale importante di superficie agricola specifica, quasi il 7%. La crescita di questo mercato in Italia, dopo una contrazione tra il 2004 e il 2007, è ripresa verso la metà degli anni Duemiladieci e sembra non essersi ancora fermata.

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Ultimo aggiornamento: 10-04-2022


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