Visitare Sambuca di Sicilia, uno dei borghi più belli d’Italia

Intrico di culture e di sapori antichi, di dominazioni arabe e normanne

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Visitare Sambuca di Sicilia vi condurrà attraverso un crocevia antichissimo di culture e di storia mediterranea, dove le dominazioni arabe e spagnole si sono intrecciate con i lasciti della cultura barocca.

Zabut la splendida: l’antico nome arabo di uno dei tesori di Sicilia

Ci sono diverse ipotesi sull’origine del nome Zabut, l’antico nome arabo dato a Sambuca nel primo medioevo. La prima è che il nome derivi da quello del Castello eretto per volontà dell’Emiro Al-Zabut conosciuto come “lo splendido”. Una seconda ipotesi è che il nome derivi dalla presenza di piante di sambuco nella zona in cui il borgo fu edificato, mentre una terza ravvede la forma della piccola arpa conosciuta come sambuca nella pianta urbana del borgo. Questo strumento musicale campeggia ancora nello stemma araldico del borgo.
Quale che sia la sua origine, l’antico nome di Sambuca deriva certamente dalla lingua araba come di impianto tipicamente arabo è la struttura urbanistica del centro antico entro le mura: un groviglio inestricabile di viuzze che si dipanano tra edifici a uno o due livelli che presentano spesso scale esterne e i tipici tetti detti “coppi siciliani”. Il nucleo arabo si ampliò fino alla metà del Cinquecento, raggiungendo l’estensione attuale. Tra il Seicento e il Settecento il borgo si espande fuori le mura con uno stile architettonico del tutto diverso, a metà tra il barocco e il classicismo. Punto di passaggio e raccordo tra la storia antica e meno antica di Sambuca è il palazzo comunale.

Visitare Sambuca di Sicilia: luoghi di culto e seni di vergine

Il piccolo borgo in provincia di Agrigento ospita ben tredici chiese di epoche differenti tra cui la Chiesa di San Giuseppe con il bellissimo portale in pietra arenaria e la chiesa di Santa Caterina da Alessandria, un meraviglioso esempio di barocco siciliano che presenta una ricchi sima decorazione di stucchi dorati che incorniciano stemmi di famiglie nobiliari.
In un contesto culturale così fortemente religioso non stupisce che anche il dolce più famoso di Sambuca sia nato in un convento, ad opera di una pia monaca incaricata di preparare dolciumi per il matrimonio del figlio della Marchesa di Sambuca. Suor Virginia preparò le “minni di vergine” o “seni di vergine”, ovvero dei dolci ripieni di crema di latte e cioccolato ricoperti di glassa di zucchero. Il nome virginale contrasta talmente con la voluttuosità del sapore che il Tomasi di Lampedusa nel suo celeberrimo romanzo “il Gattopardo” fa menzione delle impudiche “paste delle vergini”.

Fonte immagine di copertina: Wikipedia