Unioni civili in quali città

Unioni Civili in quali città si potranno celebrare

chiudi

Caricamento Player...

L’unione civile è la dichiarazione da parte di due persone maggiorenni dello stesso sesso di volersi unire fatta dinanzi all’ufficiale di stato civile e alla presenza di due testimoni. Le parti assumono reciprocamente tutta una serie di obblighi e diritti, decidendo anche di poter adottare un cognome comune da poter anteporre o posporre al proprio. Le unioni civili sono però diverse dal matrimonio omosessuale che è invece legale in Belgio, Danimarca, Francia, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna, Svezia e nel Regno Unito (no Irlanda del Nord). Manca il ‘romanticismo’ della formula matrimoniale, mentre non manca la solennità tipica della formula pronunciata dinanzi all’ufficiale di stato civile.

Unioni civili in quali città sono possibili

Nel corso di ventidue anni sono circa trecento i comuni ad essere dotati di una registro delle unioni civili, altri hanno preferito invece procedere per la strada dell’attestazione anagrafica. La prima unione civile tra persone dello stesso sesso è stata realizzata a Reggio Emilia in maniera legittima. Tante però sono le città italiane che si apprestano ad effettuare queste celebrazioni. Il presidente dell’ANDDOS, Mario Marco Canale, ha dichiarato: “In rappresentanza dei nostri oltre 185.000 associati in tutta Italia prevediamo che migliaia di nostri iscritti siano pronti a celebrare le unioni civili nei rispettivi Comuni di residenza. Finalmente l’amore senza barriere burocratiche, senza più pregiudizi. Le unioni civili non tolgono niente a nessuno, che questo concetto sia chiaro ancora una volta: la felicità di tutti che nulla toglie agli altri. Finalmente anche l’Italia ha rimosso una profonda discriminazione”.

Unioni civili in quali città: l’obiezione di coscienza è possibile?

Continua il presidente Canale (come riportato da normanno.com): “Vogliamo proprio vedere quale sindaco vorrà giuridicamente opporsi ad applicare ad una normativa di legge: un diniego da parte di un sindaco a voler celebrare un’unione civile è un atto deplorevole prima dal punto di vista umano e poi strettamente legislativo. Non c’è alcuna libertà di pregiudizio e i dogmi devono restare fuori dal dibattito politico: un sindaco può sempre scegliersi di dimettersi se non vuole rispettare le regole democratiche del suo Paese”.