Presto in edicola un libro sulla notte in cui morì Lady Diana

L’ex portavoce della Regina Elisabetta, racconta cosa accadde a Buckingham Palace nella notte in cui morì Lady Diana: “La Regina voleva proteggere William ed Harry, anche se le sue decisioni risultarono inadeguate”.

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In arrivo in libreria un libro di memorie che racconterà tutta la verità nascosta dietro le mura di Buckingham Palace la terribile notte in cui Lady Diana perse la vita.

L’autore è Dickie Arbiter che ha deciso di raccontare che cosa accadde davvero all’interno del palazzo reale inglese. Arbiter è stato il portavoce della Regina Elisabetta fino al 2000, l’uomo che visse da vicino i terribili istanti successivi allo schianto della Principessa triste a Parigi e che oggi ha scelto di raccontarlo.

Anche lui conosceva Lady Diana ed era a conoscenza dei dettagli più intimi della sua relazione ormai naufragata con Carlo.

Il suo racconto parte dai giorni precedenti la scelta di Lady Diana di andare in Francia insieme a Dodi Al Fayed, suo ultimo amore:

“Una macchina si avvicinò mentre camminavo lungo la strada privata che conduce a Kensington Palace. Il finestrino del conducente scivolò giù mentre il veicolo rallentava e mi resi conto che si trattava di Diana. Lei sorrise e fece un gesto come faceva sempre. Sembrava felice. Sapevo che si sarebbe diretta verso il Sud della Francia a breve. Era appena stata in vacanza lì con i suoi ragazzi, ma ora che erano in Scozia con il resto della famiglia reale, aveva intenzione di ritornare su invito del suo amico, Dodi Al Fayed. Due settimane dopo, il ricordo di quello scambio ravvicinato con la principessa mi ha annebbiato il cervello, trafitto dalle immagini televisive in diretta di una macchina con le lamiere contorte, distrutta nella notte a causa di un incidente in una galleria di Parigi”.

Nel libro di Dickie Arbiter si scopre che in pochi quella notte fossero a conoscenza del fatto che Lady Diana era già morta.
Dickie Arbiter dice ancora:

“Paul Burrell, maggiordomo di Diana, continuava a correre singhiozzando nell’appartamento di Kensington Palace. Cercavamo aggiornamenti. Poi poco dopo le 3, il telefono ha squillato. Era Penny Russell-Smith, il segretario del Palazzo. “È’ morta”, fu tutto quello che disse. Feci la doccia, mi vestii e uscii dall’ufficio. La realtà cominciava a piombarmi addosso e io avvertivo il senso della perdita. Conoscevo Diana da 17 anni. Abbiamo trascorso ore e ore in compagnia l’uno dell’altro, a bordo di aerei e negli alberghi. Avevamo riso tanto e avevamo avuto anche differenze occasionali di opinione. Negli anni avevo lavorato come portavoce per lei e il principe Carlo”.

Dickie Arbiter commenta poi la decisione del Palazzo di non issare immediatamente la bandiera a mezz’asta la notte in cui Lady Diana morì.

“Quella notte, Elisabetta non era a Buckingham Palace e una decisione tanto di rilievo sarebbe spettata unicamente a lei. I sudditi non gradirono la lentezza con la quale Elisabetta scelse di manifestare pubblicamente il suo dolore per il lutto. La bandiera a mezz’asta fu issata solo ore dopo la tragedia ma la Regina non l’avrebbe fatto per manifestare il suo dissenso nei confronti di quell’ex nuora ingestibile”.