Olio di Palma: tutto quello che bisogna sapere davvero

Chi abitualmente legge le etichette dei prodotti alimentari avrà certamente notato la dicitura “olio di palma”. Ma cos’è e perché è così largamente usato?

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Chi abitualmente legge o studia le etichette dei prodotti alimentari prima di acquistarli al supermercato, avrà certamente notato diverse volte la dicitura “olio di palma” (spesso celata dietro le più generiche scritte “olio vegetale” o “grassi vegetali”) nella lista degli ingredienti.

L’olio di palma fa male. Questa affermazione, specialmente negli ultimi tempi, è stata ripetuta all’invero simile diventando argomento di dibattito, rivolte e così via. Ma cos’è l’olio di palma? E perché è così largamente usato nell’industria alimentare?

Fa bene o fa male?

Dire semplicemente olio di palma, in realtà, vuol dire esprimere un concetto piuttosto vago, visto che esistono tre tipi diversi di oli che si diversificano tra loro a seconda dell’origine e della lavorazione a cui vengono sottoposti, quali: olio di palma grezzo, olio di palmisto, olio di palma raffinato.

L’olio di palma grezzo si ricava dai frutti della palma dei quali mantiene il caratteristico colore arancio rosso, dovuto all’alta concentrazione di carotenoidi, precursori della vitamina A. A temperatura ambiente ha una consistenza semi-solida simile alla sugna (strutto), dovuta all’elevata quantità di acidi grassi saturi (normalmente presenti nelle carni e nei grassi animali) che, però, sono compensati dalla presenza di una buona dose di antiossidanti e di vitamina E.

Questo significa che non è un prodotto che ci piace, non è sano, non fa bene all’ambiente e vorremmo evitarlo il più possibile.

Il valore nutrizionale reale e gli effettivi impatti negativi che l’olio di palma può avere sulla salute sono ancora fonte di studi controversi. C’è chi afferma nel modo più assoluto che l’olio di palma fa male e lo demonizza senza possibilità di appello vista l’elevata presenza di acidi grassi saturi, che innalzano il colesterolo ematico e favoriscono così l’insorgenza di disturbi cardiovascolari.

Al contrario, c’è poi chi pone l’accento, esaltandolo positivamente, sull’alto contenuto di vitamina E e carotenoidi. In realtà, la controversia deriva dalla confusione e dalla non chiarezza su quale dei tre tipi di olio si stia parlando.