Monogamia: unione scelta per paura di contrarre malattie

Uno studio ha rivelato che è lo spirito di sopravvivenza e la paura delle malattie sessualmente trasmissibili che ci spinge alla monogamia

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Uno studio pubblicato su Nature Communications realizzato da due ricercatori dell’università canadese di Waterloo e del Max Planck Institute di Lipsia, in Germania ha svelato che ciò che ci spinge verso la monogamia ovvero la ricerca di un unico compagno/a è lo spirito di sopravvivenza. Secondo Bauch e McElreath sembra che il vero motivo del passaggio da poligamia a monogamia non sia da ricercare nella cultura dell’uomo ma piuttosto nella biologia: un tempo, nelle società agricole, le malattie sessualmente trasmissibili non erano facilmente curabili perché non si disponeva di rimedi adeguati e gli uomini avevano il timore di contrarle e non poter guarire da patologie come sifilide, clamidia e gonorrea rischiando anche l’infertilità.

Ecco cosa dichiara lo studio:

“Le nostre norme sociali non si sono sviluppate in un completo isolamento da quello che stava accadendo nel nostro ambiente naturale al contrario, non possiamo capire norme sociali senza capire le loro origini nel nostro ambiente naturale. I modelli matematici possono essere usati non solo per prevedere il futuro, ma anche per comprendere il passato”.

Gli studiosi sono arrivati a questa conclusione dopo una simulazione al computer: hanno utilizzato i dati demografici relativi alle tribù preistoriche di cacciatori e raccoglitori e a quelle, successive e più sedentarie, che si alimentavano con allevamento e agricoltura.

Elaborando i dati con modelli matematici, hanno notato che le comunità dove la poligamia, ovvero il legame degli uomini con più donne, era punita socialmente sono sopravvissute, mentre quelle in cui questa era permessa non sono riuscite a perdurare nel tempo, complici le malattie e la sterilità che ne conseguiva.

Non una scelta romantica dunque ma solamente di sopravvivenza dettata dalla necessità di proteggersi da malattie a trasmissione sessuale che ai tempi erano difficilmente curabili.