Il 55% dei medici nasconde ai pazienti di essere affetti da Alzheimer

Più della metà dei medici non rivela ai propri pazienti di soffrire Alzheimer per non causare maggior stress. A rivelarlo l’ Alzheimer’s Association: la malattia, impietosa, fa il suo corso.

Più della metà dei medici no confessa ai propri pazienti quando sono affetti da Alzheimer. Una decisione discutibile, illustrata dall’Alzheimer’s Association.

Secondo quanto dichiarato dal rapporto, i medici specializzati nell’Alzheimer sono sempre consapevoli che, eticamente, bisognerebbe sempre dire la verità al paziente, eppure molti di loro in questo caso scelgono di tacere. Di solito usano termini vaghi senza dire il vero nome della malattia.

L’obiettivo di alcuni medici che si occupano di Alzheimer è di non dare ulteriore stress al paziente, mentre altri sembra ne facciano questione di tempo.
Jason Karlawish, professore di medicina, etica medica e politica sanitaria presso la University of Pennsylvania, dice:

“Non abbiamo strutturato in maniera adeguato il sistema sanitario affinché ci si prenda cura di utenti anziani con deterioramenti di tipo cognitivo come l’Alzheimer”.

Vero è che, non comunicare la verità, certo non porta serenità. L’Alzheimer è una malattia progressiva, il che vuol dire sì che non può che peggiorare, ma allo stesso tempo vuol dire anche che prima si interviene, prima si può rallentare il processo di deterioramento.
Spiega Keith N. Fargo, direttore dei programmi scientifici dell’Associazione Alzheimer:

“Quando alla gente non si dice qual è la loro malattia, la si priva di questa possibilità”.

Eppure oggi la ricerca affronta la malattia dal punto di vista della prevenzione, ma farmaci sperimentali stanno rallentando il processo di degenerazione.

Aggiunge il professor Karlawish:

“Una volta che hai dato un nome ad un problema, puoi dare un senso a ciò che non va e pianificare il futuro”.

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ultimo aggiornamento: 03-04-2015

Emanuela Bertolone

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