Dopo le dimissioni di Mario Draghi, il Governo resterà in carica “per il disbrigo degli affari correnti”: cosa significa e cosa può fare?

A causa della mancata fiducia della minoranza, Mario Draghi ha dato le dimissioni. Pertanto, il suo governo resterà in carica “per il disbrigo degli affari correnti“. Cosa significa? Vediamo cosa può e non può fare l’esecutivo e quanto tempo durerà questa situazione di grande incertezza politica e sociale.

Governo in carica “per il disbrigo degli affari correnti”: cosa significa?

Negli ultimi giorni, l’Italia è finita nuovamente nel caos. Il merito, o il demerito, è della minoranza parlamentare, che non ha rinnovato la fiducia al governo Draghi. Questa decisione, in un primo momento solo del Movimento Cinque Stelle, è stata poi appoggiata da Lega Nord e Fratelli d’Italia. Mario Draghi, quindi, non ha potuto fare altro che consegnare le sue dimissioni al Presidente Sergio Mattarella. Quest’ultimo, dopo averle rifiutate in prima istanza, le ha accettate, sottolineando che il governo Draghi resterà in carica “per il disbrigo degli affari correnti” fino alla formazione di un nuovo esecutivo. Che significa? In parole povere, fino a quando gli italiani non saranno chiamati alle urne per affidare il Paese nelle mani di una nuova guida, Draghi resterà al suo posto con poteri limitati.

Nello specifico, il governo Draghi potrà “emanare decreti legge in quanto dettati da casi di necessità e urgenza ed esaminare i relativi disegni di conversione; esaminare i disegni di legge di ratifica dei trattati, i ddl di delegazione europea e della legge europea se si tratta di atti dovuti, in quanto adempimento ad obblighi internazionali o derivanti dall’appartenenza all’Ue“. Pertanto, dovrà solo garantire che il Paese non finisca nelle sabbie mobili per quel che riguarda le attività amministrative.

Governo: cosa non potrà fare l’esecutivo?

Il governo, quindi, resterà in carica “per il disbrigo degli affari correnti“. Tra questi non rientrano: nuovi disegni di legge (se non imposti da obblighi internazionali), nuovi regolamenti ministeriali o governativi (se non imposti dalla legge o da obblighi internazionali oppure che siano necessari per l’operatività della pubblica amministrazione o per l’attuazione di riforme già approvate dal parlamento), nuove nomine o designazioni. In extremis, solo se serve ad evitarne la scadenza dei termini, potrà approvare decreti legislativi. La situazione resterà questa fino alle prossime votazioni, probabilmente fissate per il prossimo ottobre.

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Ultimo aggiornamento: 21-07-2022


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