Anche Re Giorgio partecipa alla rivoluzione green della moda, e dice no all’impiego della lana d’angora.

Sempre attento alle esigenze e ai cambiamenti del settore, Giorgio Armani non poteva restare indietro in termini di una produzione volta a diventare green. Se da un lato ci sono i consumatori, che iniziano a prediligere la scelta di capi a minor impatto ambientale leggendo con attenzione le etichette e accogliendo con favore le iniziative sulla sostenibilità lanciate dai brand e all’acquisto second hand, ora tocca i produttori mostrare un impegno concreto e Re Giorgio non poteva che essere tra i primi.

Armani dice no alla lana d’angora: la maison viaggia verso una produzione sostenibile

Ricerca raffinata e ricerca di tessuti e nuance, sappiamo bene la maestria di Armani nell’affidarsi da sempre a queste due componenti per realizzare abiti senza tempo, in uno spettacolo di luci e ombre che regalano silhouette incantate. E proprio perché lo stilista milanese sa quanto sia prezioso il tessuto e l’impatto che la sua scelta e utilizzo può avere sull’ambiente, Armani ha dichiarato in una nota che nelle prossime collezioni non verrà più utilizzata la lana d’angora.

“Sono lieto di annunciare l’eliminazione della lana d’angora da tutte le collezioni del gruppo, a testimonianza di un impegno tangibile per il controllo delle proprie produzioni rispetto alla tutela del mondo naturale. Credo da sempre nell’innovazione e nella ricerca di nuovi materiali e di metodi innovativi per il trattamento delle materie prime tradizionali”, così Giorgio Armani, nominato di recente Cavaliere al Gran Merito della Repubblica Italiana per rappresentare l’Italia nel mondo, ha ufficializzato la decisione della maison.

La decisione di Armani potrebbe donare anche un nuovo volto alla stessa immagine del Made in Italy, virando così anche verso una veste green: sempre Armani infatti nel 2016 in accordo con la For free alliance aveva comunicato l’abolizione dell’uso di pellicce animali dalle sue collezioni. La maison è attiva inoltre partecipando a tavoli di lavoro internazionali mirati all’adozione di provvedimenti fondamentali per l’abolizione dell’uso di sostanze chimiche inquinanti.

Lana d’angora, una fibra pregiata e abusata

Sulla scia di Armani non è da escludere che possa essere di prossima decisione la scelta anche da parte di altri brand di non fare più uso della lana d’angora. Già recentemente marchi come Tommy Hilfiger, Gap, Calvin Klein e H&M hanno scelto di non farne più uso.

Si tratta infatti di una lana molto pregiata, tra le più richieste e utilizzate dall’industria tessile per la sua filatura brillante, calda e luminosa. Ha origine in Turchia e sono tanti gli ambientalisti che da diversi anni ne accusano l’abuso e l’uso, legato alla sua pratica di estrazione: la tosatura delle pecore infatti avviene il più delle volte in condizioni di cattività

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Ultimo aggiornamento: 02-12-2021


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