Identità unica, simbolo di eleganza senza tempo in Italia e all’estero, così Giorgio Armani si è aggiudicato il Premio Parete 2020.

Non c’è nessuno che non conosca il suo nome, il suo marchio ha una portata planetaria, amato e stimato senza sé e senza ma. Giorgio Armani vince il Premio Parete 2020, riconoscimento che merita tutti coloro che vanno oltre la professione, generando Memoria e coraggio. Nel caso di Re Giorgio è la capacità di aver reso la sua concezione di Made in Italy un marchio di fabbrica, che per l’occasione ha lasciato un forte messaggi di incoraggiamento alle generazioni future.

Giorgio Armani, Premio Parete 2020: la motivazione

Riconoscimento nato nel 2017 su iniziativa di Donato Parete, figlio del finanziere abruzzese Ermando Parete, sopravvissuto alla Shoah, si tratta di un premio che va a coloro che da esempio contribuiscono a perpetuare e generare memoria con il proprio impegno.

Così Giorgio Armani ha ricevuto il prestigioso premio per “la sua personalità straordinaria che ha fissato un’inconfondibile impronta su un’epoca e che, ancora oggi, lo rende l’icona italiana per eccellenza nel mondo”.

Lo stesso Armani che ha ricevuto il Premio Parete 2020 durante una cerimonia tenutasi in diretta streaming dall’Università Bocconi di Milano a causa della pandemia, ha ricordato il profondo insegnamento che ha trasmesso Ermando Parete.

Memoria e coraggio sono le due qualità fondamentali che dobbiamo portare sempre con noi , soprattutto oggi che si volta facilmente lo sguardo a ingiustizie e problemi, ha ricordato lo stilista

“Senza futuro non esiste memoria”, le parole di Armani al ritiro del premio

Il premio per Armani è stata l’occasione per ricordare in questo difficile momento mondiale cosa ci sta insegnando questa pandemia: “Proviamo a chiederci che cosa sia necessario avere, cosa vogliamo davvero essere, per lasciare alle future generazioni un mondo più vivibile. È un compito che ci rimette in gioco, che va nutrito di Memoria e di azione. Ora che tutto è virtuale, abbiamo il dovere di coltivare il sentire: quel sentimento collettivo che ci avvicina e unisce, e che ci rende degni di questo dono unico che abbiamo ricevuto, la vita”, ha affermato lo stilista picentino.

Il suo augurio verso le generazioni future è quello di iniziare a lavorare, non solo nella moda ma in tutti i campi, sulla qualità e meno sulla quantità che ha spinto la società a diventare sempre più individualista.


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