Matrimonio per tutta la Vita? No, per il Divorzio Breve bastano 6 Mesi…

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La commissione di giustizia di Montecitorio ha accolto il testo in discussione portato in aula dai principali gruppi politici che da anni tentano di arrivare ad avere un divorzio breve. Per l’Italia, patria della Chiesa Cattolica, si tratta di un vero passo rivoluzionario, ma forse non del tutto positivo.

A chi le frasi d’amore più conosciute e usate nei film come nella vita reale che esprimono il concetto di amore eterno non hanno mai fatto emozionare, piangere e allo stesso tempo irrigidire e spaventare? L’eternità è da sempre un concetto che, religione a parte, ha sempre suscitato sentimenti diversi, dalla curiosità alla paura, dalla serenità alla disperazione.

Non è questione di pazzia o lunaticità, è che l’eternità è incontrollabile, è indefinita e di per sé ogni cosa che sfugge al nostro controllo non può che affascinarci ma anche preoccuparci. Primo tra tutti il concetto di amore, quel sentimento strano e meraviglioso che una volta che ci incontra non ci lascia mai più, ci domina, facendoci sentire strani e confusi, con le farfalle allo stomaco e le gote che si arrossiscono senza controllo.

L’amore fa soffrire, fa perdere la testa, ci fa fare cose stupide e imprevedibili, ma non possiamo vivere senza. Tutti sognano, sperano ed implorano di innamorarsi, anche se le conseguenze non sono definite, anche se non c’è certezza di chi ameremo, anche se in alcuni casi è destinato a finire.

Ma quando arriva la passione i pensieri negativi, al pari della lucidità, spariscono in un batter di ciglia e quello che resta è il furore che sentiamo dentro  e che siamo pronti a proteggere con tutte le nostre forze. Solo così, in questo stato di semi coscienza possiamo essere pronti a giurare l’amore eterno a qualcuno, possiamo essere convinti di fare un giuramento davanti a Dio che vale per tutta la vita, in ricchezza ed in povertà, in salute e in malattia.

E’ il matrimonio, l’atto più coraggioso che potremmo mai fare in tutta la nostra esistenza.

Eppure quelle parole dette con convinzione con l’abito bianco e lo smoking da grandi occasioni a volte si rivelano false o impulsive. L’amore per qualcuno finisce, la passione si spegne, le farfalle smettono di battere le ali e le gote tornano a farsi pallide.

La colpa è quasi sempre della coppia stessa e non di un singolo, ma nessuno è mai in grado di accettarlo o ammetterlo. Nascono litigate, scenate e si torna davanti ad un autorità che questa volta invece di sancire l’unione più bella avrà il compito di spezzarla.

La separazione, seguita spessissimo dall’inevitabile e definitivo divorzio è sempre molto dolorosa, ma invece di far riflettere anche per trovare soluzioni per ricostruire un rapporto, quasi sempre viene già vista come un allontanamento finale, anzi come il punto di inizio di qualcosa di diverso, di un’altra storia, di un altro incredibile giuramento che finisce così per perdere inevitabilmente il suo valore, che sia davanti allo Stato o addirittura davanti a Dio.

Non si può essere nel 2014 contro al divorzio. L’Italia ha lottato per ottenerlo e nel 1970 ci è riuscita, dimostrandosi all’avanguardia rispetto a tutti gli altri Paesi. Ci sono casi in cui il divorzio rappresenta l’unica soluzione possibile, la migliore se si parla ad esempio di violenze domestiche; in altri casi invece è solo la via più breve.

Ecco perché forse lasciare un periodo più lungo per ottenere il divorzio sarebbe stato meglio: qualcuno probabilmente potrebbe pensarci con maggior profondità prima di fare il grande passo o prima di farlo indietro. All’epoca infatti ci volevano cinque anni di attesa dalla separazione per poter ottenere il divorzio e nel 1987 questo periodo di tempo è sceso a tre.

Ora siamo addirittura arrivati ai 6 mesi, in caso di divorzio consensuale, e 12 nel caso di disaccordo tra le parti. Poco più che fare un bambino, anzi nel primo caso anche meno.

Lunedì 26 maggio il testo che riunisce tante diverse proposte di legge verrà presentato in aula alla Camera. C’è ancora una speranza per un sano ripensamento, ma c’è da scommetterci che su questo tema incredibilmente i vari gruppi politici si scopriranno più uniti che mai.

Rimane un po’ la nostalgia dei vecchi amori infiniti, delle coppie di anziani che ancora dopo decenni si danno la mano e si scambiano sguardi affettuosi, della convinzione che anche nelle difficoltà lottando insieme si può andare avanti e della soddisfazione che si sente quando un amore è stato difeso, coltivato e incrementato.

Ormai tutti ci insegnano che dobbiamo vivere d’istinto, senza pensarci troppo, liberandoci dalle regole, diventando un po’ meno seri e imparando a prenderci anche in giro, con leggerezza.Vero, bello, ma non sempre può essere così. A volte dei paletti ci sono e ci devono essere, a volte essere seri significa anche avere rispetto per noi stessi e per gli altri.

Il matrimonio non è un obbligo, ma una scelta, anzi La scelta.

Claudia Elena Rossi.

Guarda cosa accadde oggi.

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