Cos’è l’autofagia studiata da Yoshinori Ohsumi?

Il premio nobel per la medicina 2016 a chi ha definito l’autodigestione cellulare

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Cos’è l’autofagia da Yoshinori Ohsumi? Un meccanismo che contrasta l’invecchiamento cellulare e il Parkinson.

Il premio Nobel 2016 per la medicina a Yoshinori Ohsumi

Il biologo giapponese ha ricevuto la più alta onorificenza del mondo scientifico all’età di 71 anni, gran parte dei quali trascorsi impegnandosi instancabilmente nella ricerca.
Lo studio dei lieviti, al quale si applica per la prima volta nel 1977 per altre finalità, lo porterà ad approfondire il funzionamento della membrana dei vacuoli, definendone per la prima volta il funzionamento. I vacuoli svolgono nelle cellule di origine vegetale la stessa funzione svolta in quelle animali dai lisosomi: smembrano quelle sostanze o in generale quegli elementi che, ritenuti inutili, danneggiati o puramente dannosi, vengono distrutti per consentire alla cellula di sopravvivere.

Continuando a sperimentare sui vacuoli del lievito, Ohsumi e il suo team sono arrivati a individuare i geni coinvolti nel processo definito autofagia, scoperto e studiato a partire dagli anni Sessanta, ovvero dal momento dell’individuazione dei lisosomi. Questo ha spinto la commissione che annualmente assegna il premio Nobel a preferire il lavoro di Ohsumi ai suoi concorrenti.

Cos’è l’autofagia studiata da Yoshinori Ohsumi?

L’autofagia è il meccanismo che nelle cellule animali si verifica all’interno dei lisosomi, degli organelli cellulari verso cui convergono piccole quantità di materiale cellulare. Nei lisosomi vengono smembrate proteine e parti danneggiate appartenenti alla cellula tessa.
Quando si trova in condizioni di stress o di fame (cioè di mancanza di nutrienti per le cellule) l’organismo avvia il processo di autofagia per estrarre energia dalla digestione del materiale cellulare di scarto attivando una sorta di cannibalismo di se stesso o, più esattamente, di auto digestione finalizzata al sostentamento.
In condizioni normali, quindi in presenza di un nutrimento sufficiente, il processo di autofagia è finalizzato a contrastare l’invecchiamento cellulare, smaltendo le parti troppo logore delle cellule perché siano sostituite.
Ohsumi ha riscontrato una corrispondenza tra le inefficienze del processo di autofagia e malattie genetiche come Morbo di Parkinson, diabete del secondo tipo, cancro. Grazie alle sue ricerche quindi saranno messi in produzione farmaci che svolgano il processo di autofagia quando le cellule non sono in grado di farlo correttamente, limitando le conseguenze che una cattiva autofagia comporta per l’organismo.