Cos’è il cupping?

L’antica pratica della coppettazione

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Cos’è il cupping? Questa pratica che sfrutta le stesse conoscenze dell’agopuntura è nata in Asia molti secoli fa. Utilizzata per alleviare e combattere dolori muscolari, causati soprattutto dall’umidità, dal freddo o dal caldo eccessivi, è stata recentemente scoperta anche in Occidente.

In cosa consiste il cupping

Il cupping – in italiano coppettazione – è una pratica terapeutica che deriva il proprio nome dalle coppette di vetro, legno o bambù che vengono disposti in punti specifici del corpo del paziente.
All’interno delle coppette viene creato il vuoto pneumatico. La tecnica più antica, utilizzata fino non molto tempo fa, consisteva nell’accendere per pochissimi secondi un fiammifero all’interno della coppetta affinché la combustione della fiamma consumasse l’aria al suo interno creando, di fatto, il vuoto pneumatico. A quel punto occorreva rapidità e precisione nell’appoggiare la coppetta nel punto desiderato senza dare tempo all’aria di riempire nuovamente la coppetta vanificando l’intera procedura.

Il metodo più moderno è di esecuzione estremamente più semplice e consiste nel collegare le coppette di vetro ad un’apparecchiatura che crea il vuoto al loro interno mentre già sono poggiate sulla cute del paziente.
Una volte poste in azione, le coppette vanno lasciate agire per alcuni minuti senza muoverle o, in alternativa, vanno fatte scorrere sulla pelle del paziente precedentemente depilata e oliata, per agire beneficamente su aree ampie del corpo.
E’ importante non applicare mai le coppette su cute danneggiata, ferita o particolarmente delicata.

Cos’è il cupping e per quali patologie è utile?

Il cupping agisce in maniera benefica sulla circolazione, favorisce il drenaggio dei liquidi (per questo è utile anche e soprattutto contro la cellulite) e aiuta la distensione dei muscoli contratti a causa del freddo, del caldo, dell’eccessivo affaticamento o di malattie degenerative che incidono sulla mobilità muscolare.
Nella tradizionale medicina cinese veniva utilizzata anche per curare patologie respiratorie e a carico dell’apparato gastrointestinale, nonché per migliorare il riposo di chi soffriva di insonnia.