Il nome di Salvatore Parolisi è legato a uno dei casi di cronaca più sconvolgenti della storia italiana: l’omicidio di Melania Rea. Delitto per cui è stato condannato a 20 anni.

Salvatore Parolisi è il marito di Melania Rea, la 29enne uccisa a Ripe di Civitella (Teramo) nel 2011. Un efferato omicidio per cui l’uomo, all’epoca militare dell’Esercito, ha incassato una condanna definitiva a 20 anni di reclusione. Il dramma della moglie e della loro figlia Vittoria, rimasta orfana della madre a 18 mesi, si è tradotto in uno dei capitoli più tristi e terribili della cronaca nera.

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Chi è Salvatore Parolisi?

Salvatore Parolisi è l’ex caporalmaggiore dell’Esercito condannato in via definitiva a 20 anni di carcere perché ritenuto responsabile dell’omicidio di Melania Rea, sua moglie. Sposato con lei da tempo, padre della loro figlia, Vittoria (che oggi avrebbe rinunciato al cognome scegliendo quello materno), secondo l’accusa avrebbe agito contro la donna nel contesto di tensioni maturate relativamente a una relazione extraconiugale che lui aveva intrapreso con una soldatessa, poi divenuta sua amante. Dopo la sentenza della Cassazione, è stato degradato ed espulso dall’Esercito.

Melania Rea fu trovata senza vita nel bosco delle Casermette a Ripe di Civitella del Tronto (Teramo) il 20aprile 2011 due giorni dopo la scomparsa (datata 18 aprile). A dare l’allarme era stato proprio Parolisi, che sosteneva non avesse fatto più ritorno dopo essersi allontanata da lui e dalla loro bimba, durante una gita a Colle San Marco (Ascoli Piceno) per recarsi alla toilette in un vicino chalet. La famiglia viveva a Folignano.

Salvatore Parolisi condannato per l’omicidio di Melania Rea

Salvatore Parolisi è stato indagato, processato e infine condannato in via definitiva per la morte di Melania Rea. Il cadavere fu trovato dopo una telefonata anonima partita da una cabina, e dalle indagini emerse che fu uccisa dopo essere stata aggredita alle spalle, colpita con ferocia inaudita e raggiunta da 35 coltellate.

Il marito venne arrestato il 19 luglio 2011 e si sarebbe sempre detto innocente. A processo con rito abbreviato, fu condannato all’ergastolo in primo grado, pena ridotta a 30 anni di reclusione dalla Corte d’assise d’appello dell’Aquila. La Cassazione ha escluso l’aggravante della crudeltà, affidando il ricalcolo della pena ai giudici d’appello di Perugia. A carico di Parolisi, nel 2016, una condanna definitiva a 20 anni di carcere, respinto il ricorso della difesa per la concessione delle attenuanti generiche.

Nel 2020, la notizia dell’orizzonte di permessi premio per Salvatore Parolisi, detenuto a Bollate. Durante la reclusione si sarebbe diplomato come perito agrario e avrebbe intrapreso gli studi in Giurisprudenza. La condotta in carcere, il percorso di rieducazione e il fatto che non sia ritenuto soggetto socialmente pericoloso avrebbero contribuito al concretizzarsi dello scenario di un graduale ritorno dell’ex militare alla vita fuori dalle mura carcerarie. Una possibilità che tiene conto anche del tempo trascorso dietro le sbarre: 9 anni, metà della pena considerando gli sconti previsti (per ogni 6 mesi, una riduzione di 45 giorni).

Michele Rea, fratello di Melania, aveva così commentato, come riporta La Stampa: “Mi auguro che il giudice di sorveglianza si metta una mano sulla coscienza. La verità è che dovrebbe cambiare proprio il sistema giudiziario per impedire a un assassino di ottenere i permessi premio dopo solo 9 anni di reclusione“.

Fonte foto: https://www.facebook.com/melaniareaangelostupendo

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ultimo aggiornamento: 02-11-2021

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