Marco Pantani: anatomia di un mistero irrisolto

Marco Pantani fu trovato senza vita il 14 febbraio 2004, nella sua stanza del residence ‘Le Rose’ a Rimini. Una fine circondata da una fitta galassia di interrogativi e sospetti.

Da quel terribile giorno del 2004, quando la luce del ‘Pirata‘ si spense sugli schermi, nei cuori di quanti lo hanno amato alberga una sola domanda: perché? Perché Marco Pantani è morto? Perché la camera del residence riminese in cui alloggiava non fu isolata a dovere per i rilievi di rito? La storia del campione è finita quel giorno, e i riflettori sul suo mito si mescolano alle fosche luci di trame irrisolte.

Chi era Marco Pantani? La biografia

Marco Pantani è nato a Cesena, sotto il segno del Capricorno, il 13 gennaio 1970. Ciclista tra i più effervescenti degli anni ’90, è considerato uno dei più grandi scalatori di tutti i tempi.

Le sue scalate epiche hanno infiammato le cronache sportive tra il 1992 e il 2003, con un palmares da capogiro che conta 46 vittorie di tappa, un Giro d’Italia e un Tour de France, oltre al bronzo dei Mondiali in linea 1995.

Scatti impressionanti, una capacità di recupero come pochi e detentore storico del doppio trionfo Giro-Tour nello stesso anno (che fu di stelle del calibro di Fausto Coppi, Jacques Anquetil, Eddy Merckx, Bernard Hinault, Stephen Roche e Miguel Indurain).

Marco Pantani
Fonte foto: https://www.instagram.com/_marco_pantani_/

Chi è la storica fidanzata di Pantani?

Nella biografia del Pirata, un importante capitolo è occupato dalle sfumature della sua vita privata, mai esposta al gossip ma comunque ricca di intense parentesi. Marco Pantani ha avuto una relazione di 7 anni con la storica fidanzata Christine Jonsson, accanto a lui tra gioie e dolori di una vita in perenne lotta contro i propri limiti.

Origini danesi, Christine è arrivata in Italia per inseguire il suo sogno di artista, tra musica e pittura. Ballerina e poi insegnante d’arte, ha conosciuto Pantani nel 1995, in discoteca.

Lei 19enne, lui 26 anni e il fuoco immenso del talento sulle due ruote. Il loro rapporto si sarebbe interrotto nel 2003, un anno prima della sconvolgente morte del Pirata. Non si sarebbero più rivisti.

Dove viveva Marco Pantani?

Marco Pantani viveva a Cesenatico, e sua madre Tonina Belletti si è fatta donna di punta nella battaglia per la verità sulla sua fine.

Nel 2014, nella villa voluta dal campione e in cui risiedono i genitori, è stato messo a segno un furto (il settimo).

Paolo Pantani (padre del corridore) e sua moglie non erano in casa quando un gruppo di malviventi si sarebbe introdotto all’interno, portando via un trofeo d’oro del ciclista.

Pantani, il primo passo verso l’abisso

Nel 1999 Pantani fu escluso dal Giro per un valore di ematocrito superiore al consentito. Era il 1999, l’alba di un declino irreversibile per la stella Pantani, data in pasto alla stampa prima di agguantare il trionfo finale nella massima competizione italiana.

Con un tempismo chirurgico, il 5 giugno di quell’anno, a Madonna di Campiglio, alle 10.10 del mattino furono diffusi gli esiti dei controlli antidoping.

Il valore di ematocrito rilevato fu del 52%, il limite, da regolamento, del 50%. Scattò la sospensione di 15 giorni, e la contestuale estromissione dal Giro.

Da quel momento, spartiacque nella parabola sportiva del campione, nulla sarebbe più tornato al proprio posto. Per Pantani fu il colpo definitivo che lo gettò nell’abisso della disperazione.

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Una morte, tante domande

Nella stanza D5 del residence ‘Le Rose’ di Rimini il cadavere di Pantani, riverso a terra e con diverse lesioni al volto e alla testa. L’autopsia evidenziò come causa del decesso una intossicazione acuta da cocaina e antidepressivi, mix che avrebbe prodotto un edema polmonare e cerebrale.

La madre di Marco Pantani si è sempre opposta a questa ricostruzione, sostenendo che il figlio sia stato vittima di un clamoroso complotto. Sulla scena sarebbero state riscontrate clamorose anomalie.

A partire da una vistosa palla di cocaina fotografata vicina al corpo, che secondo i soccorritori non sarebbe mai stata presente al momento del primo intervento in quella stanza.

Per passare poi al lavandino del bagno, che secondo alcuni testimoni – prima dell’intervento delle forze dell’ordine e dei soccorsi – si trovava al centro della camera, incredibilmente e inspiegabilmente sradicato dalla sua sede. Quel lavandino ‘tornerà’ misteriosamente al suo posto, agli atti di indagine e nel fascicolo fotografico e video della polizia scientifica. Chi lo ha smontato e poi rimontato perfettamente in bagno? E perché?

E poi le chiazze di sangue vicino al corpo del Pirata, che secondo la famiglia ricondurrebbero a un trascinamento, le lesioni sul volto e sulla testa del campione, che negli atti sono classificate come autoindotte in un momento di “delirio”.

La pista della camorra

A 3 anni dalla morte di Pantani, nel caso ha fatto irruzione un nome pesantissimo: Renato Vallanzasca. Il boss della Comasina aveva riferito di essere stato avvicinato in carcere da un altro detenuto, qualche giorno prima dei fatti di Campiglio.

Si sarebbe trattato di un esponente di un clan camorristico che lo avrebbe invitato a puntare su altri corridori, ma non su Pantani: “Tanto il pelatino non arriva a Milano“. Era il segnale che il Pirata non avrebbe vinto il Giro.

La confessione di Vallanzasca ha trovato dei riscontri, tra cui una sconvolgente intercettazione in cui il camorrista da lui chiamato in causa ammetteva l’intervento della criminalità organizzata nell’alterazione dei risultati di Campiglio.

La Procura di Forlì, nel 2016, pur sostenendo la credibilità di questa pista – nello spettro di un’ingerenza criminale nel tessuto delle scommesse clandestine – ha archiviato per intervenuta prescrizione del reato ipotizzato (associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva).

Fonte foto: https://www.instagram.com/marco_pantani/

ultimo aggiornamento: 11-07-2019

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