Aprile, un week end d’arte a Napoli

La forza vitale dell’arte contemporanea e la fascinazione della morte nella grande arte del passato

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Aprile, un week end d’arte a Napoli offre moltissime occasioni per toccare con mano il tessuto culturale e artistico della capitale del sud, in tensione continua tra le sperimentazioni dell’arte moderna e la profondissima tradizione che da millenni nutre la città.

Aprile, un week end d’arte a Napoli: “Semenze” di Laura Niola

Le carceri di Castel dell’Ovo ospiteranno dal 22 aprile fino al 14 maggio la prima mostra personale di Laura Niola, artista di che vive e lavora a Giugliano in Campania. La mostra, dal titolo Semenze verterà tutta sul gesto antico ed eterno del piantare un seme e averne cura perché germogli e cresca. In questo gesto, noto all’umanità tutta, Laura Niola trova il cuore della sua produzione artistica che si pone come scopo la sensibilizzazione verso le problematiche ambientali e, allo stesso tempo, esalta l’importanza dell’essere consapevoli delle proprie origini, in un atto di eterna gratitudine nei confronti del pianeta tutto e del lembo di terra su cui siamo nati.
Il materiale che Laura Niola ha adoperato per dare forma al suo senso di appartenenza al pianeta è il cemento, lavorato in piccole tavolette e decorato con i colori archetipici: nero bianco e rosso richiamano alle radici della nascita, della vita e della morte.

Il Cristo Velato del Sammartino e quello Svelato di Giuseppe Corcione

Chi attraversa il centro storico di Napoli non può mancare di entrare nella Cappella Sansevero ad ammirare il capolavoro che Giuseppe Sammartino realizzò su commissione del geniale Raimondo Di Sangro, Principe di Sansevero e personaggio ambiguo, temuto e ammirato per le infinite conoscenze che, secondo le dicerie, aveva appreso direttamente dal diavolo.
Il cristo velato è il fulcro della Cappella Sansevero, progettata da Raimondo Di Sangro per rappresentare un percorso iniziatico di elevazione dell’anima secondo la concezione massonica. Il Cristo Velato raffigura in quest’ottica l’anima in attesa di resurrezione e allo stesso tempo ci avvicina al dolore tutto umano del Cristo, di cui sembra possibile indovinare gli spasimi del dolore attraverso il sottilissimo velo di marmo. Il velo stesso fu per diversi secoli uno dei più grandi enigmi della cappella: se oggi sappiamo che fu ricavato dallo stesso blocco di marmo da cui fu scolpita l’interezza del Cristo, circolò a lungo la leggenda per cui fosse stato il Principe stesso con le sue arti alchemiche a rendere in tutto simile al marmo un velo di tessuto, adagiato sul corpo dopo che il Sammartino ne aveva ultimata la scultura.
Da pochissimi anni è stata inaugurata la scultura “Cristo Svelato”, posta esattamente in corrispondenza del famosissimo Cristo del Sammartino. Per ammirare il Cristo Svelato occorre raggiungere la Cappella del Real Monte Manso di Scala al terzo piano del palazzo a Via Nilo 34. La scultura di Giuseppe Corcione rappresenta la resurrezione del Cristo, stabilendo per l’ennesima volta un dialogo continuo tra gli artisti napoletani contemporanei e antichi.

Fonte immagine di copertina: lauraniola.it