Zara: una ragazza accusa il brand di essere stata discriminata a lavoro

Cree Ballah, una commessa di 20 anni di Toronto ha rivolto al colosso del fast fashion Zara un accusa di discriminazione per i suoi capelli

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Cree Ballah, una commessa ventenne di un negozio Zara, si è recata al lavoro durante gli ultimi giorni del mese di marzo con i capelli raccolti in treccine afro. Uno dei suoi capi, vedendola pettinata in quella maniera, non ha esitato nel chiedere a Ballah di sciogliere immediatamente le sue treccine.

Ma non è tutto: Ballah ha raccontato questa spiacevole esperienza al CBC di Toronto, spiegando come il suo capo l’abbia fatta uscire dal negozio dicendo che la sua pettinatura non era adatta per lavorare da Zara. La strada in cui Ballah è stata ripresa era molto trafficata e piena di clienti.

Successivamente, il suo capo ha aggiunto:

” Non vogliamo offenderti, ma per Zara c’è bisogno di un’acconciatura sobria e professionale”.

La ragazza ha poi proseguito dicendo:

“La mia acconciatura è legata alla mia razza – ha spiegato – per me è stata come una discriminazione contro la mia etnia. I miei capelli sono spesso ribelli e così cerco di tenerli a bada come posso, ma evidentemente le trecce non rientrano negli standard di Zara”.

Zara risponde alle accuse

Dopo aver denunciato l’accaduto al dipartimento delle risorse umane del marchio spagnolo, Zara ha replicato alle accuse affermando di “essere un’azienda multiculturale che ha lavoratori e clienti di diverse nazionalità, orientamenti, culture, lingue e tradizioni”.

A riguardo, quindi, i responsabili della catena di negozi si sono pronunciati a sfavore della discriminazione di ogni forma. Tuttavia, invitano al rispetto della privacy riguardo questa discussione.

L’azienda ha spiegato:

“Zara non ha delle regole formali per quanto riguarda le acconciature dei suoi lavoratori ci aspettiamo però che tutti i dipendenti abbiano un aspetto professionale che permetta loro di servire i nostri clienti. Siamo orgogliosi della nostra forza lavoro diversificata, e non tolleriamo alcuna forma di discriminazione”.

Fonte Foto: Facebook