Lo streptococco in gravidanza desta parecchie preoccupazioni per via dei rischi per il neonato, vediamo cosa c’è da sapere.

Riferendosi allo streptococco in gravidanza si parla dello streptococco di gruppo B anche detto streptococco beta emolitico di gruppo B oppure Streptococcus agalactiae. Un’infezione da parte di questo batterio può diventare pericolosa in gravidanza proprio per il rischio che venga trasmesso al neonato al momento del parto. Per questo motivo durante la gestazione si eseguono dei test per verificare la presenza del batterio.

Streptococco: sintomi

L’infezione da streptococco B nei neonati si associa a due sindromi distinte una precoce e l’altra tardiva. La sindrome precoce inizia a manifestarsi entro una settimana circa dalla nascita e può essere associata ad alterazioni della temperatura corporea, della frequenza cardiaca e respiratoria, oltre che irritabilità o letargia. Anche se questi sintomi possono manifestarsi entro 7 giorni, nella maggior parte dei casi iniziano a comparire già nelle prime 12 ore dopo la nascita.

Visita in gravidanza
Visita in gravidanza

Si parla di sindrome tardiva quando i sintomi compaiono dopo la prima settimana ed entro i 3 mesi di vita. In questo caso aumenta la probabilità che l’infezione scateni delle meningiti e abbia conseguenze anche gravi. Vediamo quali metodi si utilizzano per prevenire queste infezioni e ridurre così i rischi per il nascituro.

Streptococco agalactiae in gravidanza: prevenzione

Considerando la gravità dell’infezione per i neonati, la prevenzione è estremamente importante e non andrebbe mai sottovalutata. Basti pensare che circa una donna su quattro risulta portatrice di Streptococco di gruppo B, per cui il rischio di trasmetterlo al bimbo durante il parto è alto. Tra gli esami previsti nel corso della gestazione c’è il tampone vaginale per lo streptococco beta emolitico.

Il test viene eseguito tra la 36esima e la 37esima settimana della gestazione. Nel caso in cui l’esito sia positivo, ovvero sia riscontrata la presenza del batterio, sarà necessario sottoporsi a un trattamento con antibiotici. La somministrazione avverrà per via endovenosa, attraverso flebo, proprio durante il travaglio. Il trattamento con antibiotici prima del parto, non risulta invece altrettanto efficace, perché il batterio può riprendere di nuovo a proliferare.

ultimo aggiornamento: 26-08-2021


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