Dopo l’accusa della sedia lanciata e i vari attacchi mediatici Pierluigi Diaco fa i nomi dei mandanti su Twitter, poi cancella il post. E si rimette al tribunale.

Sono settimane movimentate e difficili per il conduttore di Io e Te. Pierluigi Diaco è stato accusato di aver avuto atteggiamenti fuori luogo durante le dirette, di aver litigato con Matano dietro le quinte e non solo: Georgia Luzi ha raccontato che nel 2010 a Uno Mattina Estate che un collega le lanciò una sedia. Nessun nome ma in quella edizione con lei c’era proprio Diaco.

Diaco, in un attimo di rabbia, ha scritto su Twitter i nomi di quelli che secondo il conduttore sarebbero i mandanti di questo “linciaggio mediatico”. Un tweet che però viene cancellato poco dopo dallo stesso autore (ma ben conservato dalla rete).

Il post Twitter di Diaco

Dopo l’ultimo attacco che lo vedrebbe protagonista di un gesto violento nei confronti di Georgia Luzi, il conduttore di Rai1 ha infatti sbottato su Twitter postando un commento dove punta il dito facendo i nomi dei possibili mandanti di un linciaggio mediatico ben orchestrato.

Pierluigi Diaco
Pierluigi Diaco

“I mandanti del linciaggio mediatico ai miei danni – ha scritto Diaco – sono Fabrizio (il delinquente con il culto di sé), il suo lacchè Gabriele (il servo) e Francesco (il ‘rosicone uncino’). Come scriveva Pasolini ‘io so. Ma non ho le prove. Io so perché sono un intellettuale’. Non mi fate paura.

La mattina del 6 luglio spunta un altro tweet di Diaco, in cui annuncia che si difenderà in tribunale.

Il post di Georgia Luzi sulla sedia lanciata

L’ultimo episodio che lo riguarda, dopo la vociferata lite con Alberto Matano, accusato da Diaco di essere il responsabile della dipartita di Lorella Cuccarini da La Vita in Diretta, è quello dell’accusa velata di Georgia Luzi che avrebbe portato al limite il conduttore.

In un post Instagram Georgia Luzi ha parlato di alcuni colleghi che l’avrebbero vessata duramente in ambiente lavorativo e tra quelli ci sarebbe anche Diaco.

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C’è chi sceglie il silenzio. E chi decide di esporsi. E ad entrambi va il mio rispetto. Nella mia vita lavorativa ci sono stati periodi in cui ho accettato e subìto parole (e non solo) che forse avrei dovuto combattere ancor più energicamente di quanto abbia fatto. Anche se 1 metro e 60 di “bionditudine” non avrebbe spaventato nessuno. In quel momento…ho scelto di non “denunciare” almeno pubblicamente (ho continuato a lottare ogni giorno in silenzio, la testa non l’ho mai piegata). Sapevo a cosa sarei andata incontro e ho avuta paura. Paura di perdere il lavoro,di non essere creduta, di essere donna in un mondo di uomini. Perchè alle donne che scelgono di dire di “no” vengono fatte le pulci, ne vengono contestati i tempi e i modi (“come mai hai scelto di parlarne adesso e non prima?” “Ma non lo sai che i panni sporchi si lavano in casa???”) e così da vittime passiamo a carnefici. Queste persone sono le stesse che giustificano la propria condotta (meschina) con il “troppo amore” che mettono nelle cose che fanno. Il troppo amore…(un po’ come quelli che ti picchiano perché ti amano troppo). Quindi, quelli educati e perbene per far capire quanto ci tengono al proprio lavoro, devono insultare qualcuno. Quindi, vale tutto?! Eh no. Minacce, urla, parolacce non valgono. Arroganza, presunzione, violenza verbale,non valgono. E allora mi viene in mente quando un “collega” mi lanciò una sedia. E solo per aver espresso il mio parere. Fortunatamente il "caro collega" aveva sì un ego spropositato, ma anche una mira scarsissima. Mi ribellai… e nel tempo ho pagato le conseguenze anche di quello. Ancora oggi dà fastidio e fa paura che una donna abbia una testa pensante, abbia un’opinione e le sia data anche la libertà di poterla esprimere. Non permettete a nessuno di dirvi cosa potete o non potete dire, abbiate coraggio e siate gentili. Il loro “potere” è nulla di fronte alla vostra fierezza. E invece delle lacrime di coccodrillo, basterebbe portare rispetto. Perché siamo tutti UGUALI. P.s. ora direte che sto a rosicà in quanto attualmente non sto lavorando ad un programma; lo aggiungerò alla lista dei motivi per cui rimanere in silenzio.

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A metà post la Luzi infatti scrive: “Quindi, vale tutto?! Eh no. Minacce, urla, parolacce non valgono. Arroganza, presunzione, violenza verbale,non valgono. E allora mi viene in mente quando un “collega” mi lanciò una sedia. E solo per aver espresso il mio parere. Fortunatamente il “caro collega” aveva sì un ego spropositato, ma anche una mira scarsissima. Mi ribellai… e nel tempo ho pagato le conseguenze anche di quello”.

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ultimo aggiornamento: 06-07-2020


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