Arlecchino: la storia e tutte le curiosità sulla maschera bergamasca della commedia dell’arte, famosa in tutto il mondo per il costume colorato.

La maschera di Arlecchino è una delle più famose, conosciute e amate della Commedia dell’Arte. Con il suo costume colorato e irresistibile ha conquistato milioni e milioni di persone, diventando uno dei simboli del Carnevale stesso. Ma conosci la sua storia e le sue origini? Scopriamo insieme tutto quello che c’è da sapere su Arlecchino, dalla nascita ai giorni nostri!

Arlecchino: storia e origini

La maschera di Arlecchino, per come la conosciamo noi, deriva dalla contaminazione di due tradizioni differenti: quella dello Zanni bergamasco e quella dei personaggi diabolici farseschi della tradizione popolare francese. Nella storia del teatro Arlecchino nacque attorno alla metà del Cinquecento grazie all’attore bergamasco Alberto Naselli, conosciuto coome Zan Ganassa, uno degli esportatori della commedia dell’arte in Spagna e in Francia. Tuttavia, prima ancora di apparire in teatro la storia del personaggio si era già diffusa nella tradizione popolare.

Maschera di Arlecchino
Maschera di Arlecchino

Come altre maschere, anche quella di Arlecchino si lega in qualche modo alla ritualità agricola. Il suo nome è infatti lo stesso di un demonio sotterraneo conosciuto già agli inizi del secondo millennio. Basti pensare all’Alichino dantesco, un demone che appare nell’Inferno come membro dei Malebranche, gruppo di diavoli che ghermiscono i dannati della bolgia dei barattieri. Se la tradizione è antica e in parte nebulosa, l’origine del noma è più chiara. Si tratterebbe di un termine di origine germanica, derivante da Hölle König, ovvero re dell’inferno, traslato col tempo in Helleking e poi in Harlequin.

Questo demone della tradizione entra nel mondo della Commedia dell’Arte prendendo sulle proprie spalle l’eredità degli Zanni, personaggi comici dell’antico teatro romano. Spesso il suo spirito è villanesco e arguto, ma la maggior parte delle volte è sciocco, una sorta di erede dei servi nelle commedie plautine. Di seguito alcune rappresentazioni artistiche di Arlecchino:

A teatro il personaggio di Arlecchino entra al tempo dei saltimbanco, in pieno Medioevo, ereditando dal Zanni la maschera demoniaca e la tunica larga del contadino di origini venete-bergamasche. Il primo attore che legò concretamente il suo nome ad Arlecchino fu Tristano Martinelli, il cui costume era ancora lontano da quello che immaginiamo oggi: una tunica larga con tanto bianco e solo poche pezze colorate qua e là. Lo testimonia lo stesso attore in un’incisione nel libro Composition de Rhétorique del 1601 circa.

Va però detto che l’Arlecchino colorato che oggi conosciamo si ritrova già in alcune incisioni precedenti a Martinelli. Ad esempio nella Raccolta Fossard troviamo una maschera con un vestito molto aderente, a quanto pare ereditato dai giocolieri di strada.

Altri attori che hanno legato indissolubilmente il loro nome a quello di Arlecchino sono stati Drusiano Martinelli, fratello di Tristano, Dominique Biancolelli, Evaristo Gherarsi, Tommaso VIsentini e soprattutto Antonio Sacco, l’ultimo grande Arlecchino della Commedia dell’Arte.

Le maschere di Arlecchino: perché il costume è colorato?

Ciò che maggiormente contraddistingue la maschera bergamasca nell’immaginario collettivo è il suo costume tradizionale, composto da una maschera nera e un vestito fatto di losanghe multicolori. Per quanto rigaurda l’origine di questo abbigliamento, si fa in genere riferimento a una leggenda.

Pare che Arlecchino fosse un bambino nato in una famiglia molto povera. In occasione del Carnevale la maestra scelse di organizzare una festa, ma il piccolo non poteva parteciparvi perché non aveva la possibilità di comprarsi un costume adeguato. Per aiutarlo, i suoi compagni di scuola portarono alla madre ciascuno un pezzetto di stoffa del proprio vestito. Dall’unione di tutti questi pezzetti venne fuori il costume multicolore diventato quasi un simbolo stesso del Carnevale.

Di seguito un’opera d’arte per la maschera a Bergamo:

Curiosità sulla maschera di Arlecchino

Arlecchino maschera di Carnevale ha ispirato non solo generazioni e generazioni di attori, registi, scrittori e pittori, ma anche tanti artisti contemporanei e personaggi entrati nell’immaginario collettivo. Ecco alcuni omaggi curiosi alla maschera bergamasca di cui forse non ti eri mai accorto:

– il personaggio di Harley Quin creato da Agatha Christie è ispirato alla maschera;
– anche Harley Quinn, spalla di Joker e rivale di Batman, è ispirata sia come personaggio che come costume ad Arlecchino;
– l’intera carriera del cantante Alberto Camerini è ispirata alla maschera bergamasca;
Harlequin è anche una canzone dei Genesis, dei Weather Report e della Premiata Forneria Marconi;
– Arlecchino è anche una delle maschere del famoso quadro I tre musici di Pablo Picasso.

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