Maestà Sofferente, il simbolo del Fuorisalone che divide Milano

Per la Milano la Design Week, quest’anno, il simbolo del Fuorisalone è la Maestà Sofferente. Non poche le critiche all’opera, che ha diviso in due l’opinione pubblica.

Dall’8 al 14 aprile 2019 Milano ospita il consueto appuntamento con la Design Week, dividendosi sin dai primi anni Ottanta in Salone Internazionale del Mobile a Rho Fiere Milano e in Fuorisalone, l’anima spontanea del Salone che installa in diversi quartieri della città opere di design. Ogni anno il filo conduttore cambia sempre e, ad aprire la manifestazione, quest’anno è stata la Maestà Sofferente di Gaetano Pesce, noto designer italiano che da anni porta avanti l’eccellenza italiana nel mondo.

L’opera d’arte rappresenta il tema della violenza sulle donne e, da copione, ha diviso in due l’opinione pubblica provocando anche l’ira delle associazioni femministe che non hanno tardato a scendere in piazza. Vediamo meglio di cosa si tratta!

Cos’è la Maestà Sofferente, simbolo di Milano?

Questa installazione in Piazza del Duomo a Milano, apparsa in occasione della Milano Design Week 2019, rappresenta una grande poltrona di sembianze femminili. Si tratta di un corpo di donna senza testa e senza braccia, inerme e trafitto da frecce.

A primo impatto presenta delle linee piuttosto morbide, evitando così nello spettatore l’immediato scontro con la dura tematica. Da contorno, la statua è legata ad una grossa palla di ferro attraverso una catena e circondata da teste di belve feroci.

La maestà sofferente di Gaetano Pesce
La Maestà Sofferente di Gaetano Pesce. Fonte foto: https://www.instagram.com/gaetano.pesce/?hl=it

Anche se in versione più cruda, la Maestà è un omaggio del designer ad una sua opera che ebbe molto successo 50 anni or sono, ovvero la poltrona Up 5&6, che lo battezzò permanentemente a protagonista indiscusso della scena artistica italiana.

L’ira delle femministe in Piazza del Duomo

Essendo il tema scelto così delicato, numerose sono state le critiche all’opera di Pesce; l’artista Cristina Donati Meyer, per esempio, è intervenuta sulla statua aggiungendo della vernice rossa nella parte bassa dell’opera. Ha dichiarato che: “contestare e abbellire l’opera, con del sangue rosso intenso (vernice a tempera lavabile), in mezzo alle gambe della “donna poltrona”, è una sorta di mestruazioni per riportare alla realtà l’artista che concepisce la donna solo come oggetto di arredo”. A suscitare l’ira dell’artista, è stata infatti l’associazione donna-vittima-arredo, continuando a sottolineare la presunta debolezza del sesso femminile.

Anche sabato 6 aprile, alcune associazioni femministe hanno manifestato attorno alla statua contestandone il ruolo. A La Presse hanno dichiarato: “La donna per l’ennesima volta è rappresentata come corpo inerme e vittima, senza mai chiamare in causa l’attore della violenza. E tutto questo senza passare dalla forma umana: alla poltrona e al puntaspilli mancano infatti testa, mani e tutto ciò che esprime umanità in un soggetto”

Sempre a La Presse, l’artista Gaetano Pesce ha risposto alle provocazioni con un serafico: “L’arte fa discutere e fa crescere il nostro cervello. Secondo me, questa opera è una festa, anche se triste perché si ricorda che le donne sono vittime di violenza, ma è meglio ricordarlo che negarlo. Oggi questa è un’occasione per discutere della violenza sulle donne e direi che ci siamo riusciti”

Fonte foto: https://www.instagram.com/gaetano.pesce/?hl=it

ultimo aggiornamento: 09-04-2019

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