Dal giugno del 2016 abbiamo sentito spesso parlare di Brexit… ma vi siete mai chiesti il termine cosa significa?

In molti hanno sentito la parola Brexit, a partire dal 2016, quando è stato promulgato il referendum, fino alla definitiva attuazione del 31 gennaio 2020, che ha un significato preciso e decisamente rilevante. Questo termine indica l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea.

La parola è composta all’inizio dal termine “Britain” che indica appunto “Gran Bretagna” e dal termine “exit” che si traduce in “uscita“. Quindi Brexit indica tutti i processi relativi all’uscita del Regno Unito dell’UE.

  • Origini: dall’uscita del Regno Unito.
  • Dove viene usato: in politica e economia.
  • Diffusione: mondiale.
  • Lingua: inglese.

Prima della Britain exit

Già a partire dall’adesione alla Comunità economica europea (CEE) nel 1973, il Regno Unito è sempre stato caratterizzato da incertezza e ripensamento.

È quindi stato sempre molto evidente che i britannici vedessero in malo modo le ingerenze nella loro politica interna, anche se favorevoli al mercato unico europeo. Soprattutto durante gli anni del governo di Margaret Thatcher tra il 1979 e il 1990 si sentiva una forte tensione, forse anche perché lei era una “euroscettica“: infatti non ha mai approvato i contributi che il Regno Unito doveva versare per l’Ue.

Brexit
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Dopo le dimissioni della Thatcher, John Major nel 1992 firmò il trattato di Maastricht che creava l’Unione europea. Con il governo di Tony Blair e subito dopo con quello di Gordon Brown ci fu, o almeno sembrò, un periodo di calma… nella tempesta.

Purtroppo però le sollecitazioni antieuropeiste all’interno dei partiti tornarono alla ribalta più forti di prima negli anni seguenti, con il Partito Conservatore di nuovo al potere.

Referendum Brexit del 2016

Il leader del Partito conservatore e primo ministro David Cameron, nel febbraio 2016 negoziò un accordo con Bruxelles, ma, per avere maggior margine sulle trattative, ha scelto di chiamare gli elettori britannici alle urne per un referendum sulla permanenza nell’Unione.

L’idea era di mostrare a Bruxelles e agli europei la veridicità dell’opzione Gran Bretagna fuori dall’Ue. Anche se Cameron era del tutto contro l’uscita.

Si formarono così due fronti opposti:

  • Il fronte del cosiddetto Remain, per la permanenza nell’Unione, formato dei conservatori guidati da Cameron, dai laburisti, dai liberal-democratici, dai Verdi d’Inghilterra, Galles e dal Partito nazionalista scozzese.
  • Il fronte del Leave, favorevole all’uscita dall’UE, capeggiato da Boris Johnson e dal Partito per l’Indipendenza del Regno Unito di Nigel Farage.

Il referendum del 2016 sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione europea ha avuto luogo il 23 giugno nel Regno Unito. Con risultati inaspettati, un 51,9% per i favorevoli all’uscita dall’UE contro il 48,1% degli elettori a favore della permanenza.

La notifica dell’attivazione della procedura di uscita fu emanata nel 29 marzo 2017, dopo l’approvazione da parte del Parlamento del Regno Unito della legge conosciuta come European Union, che ha ricevuto il royal assent il 16 marzo precedente.

L’atto del parlamento ha autorizzato il primo ministro Theresa May a presentare la lettera di notifica al presidente del Consiglio europeo.

Bandiera inglese e europea
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Nonostante gli sforzi di Theresa May, che ha annunciato le sue dimissioni da leader del Partito Conservatore nel giugno 2019, non si è riusciti ad arrivare una soluzione.

Dopo che Boris Johnson fu nominato nuovo Primo Ministro inglese, le cose hanno preso una piega sempre più verso il Leave e alla fine si è arrivati al giorno fatidico della Brexit, il 31 gennaio 2020. Dalla mezzanotte del 1° febbraio il Regno Unito non fa più parte dell’Unione Europea.

Conseguenze della Brexit: effetti dell’uscita dall’Ue

Cosa cambia con la Brexit? Sembra strano, ma i rapporti tra Bruxelles e Regno Unito non si sono interrotti bruscamente. Anzi, c’è stato ancora un periodo di transizione, in cui i britannici dovranno sottostare alle leggi dell’Unione Europea. Non potrà più votare, ma potrà stringere ancora accordi commerciali con gli altri Stati.

Inoltre, questo periodo di transizione durerà fino alla fine del 2020, e se il Regno Unito non troverà un’intesa i loro rapporti saranno regolati e presi in carico dall’Organizzazione Mondiale del Commercio.

Quindi, in maniera effettiva, dal 1° febbraio 2020 non cambia quasi niente in termini economici.

Curiosità sul termine Brexit

Si può dire che ad aver coniato questa parola è stato l’Oxford English Dictionary. Il primo post è stato pubblicato nel 2012. Esattamente un mese dopo il settimanale Economist riprese il concetto usando il termine “Brixit“, con la i, prendendo tre lettere da british e tre da exit.

La proposta del settimanale economico così facendo non ha avuto successo e nel tempo si è affermato “Brexit”, con la e, che si è diffusa in tutto il mondo. Durante la campagna per il referendum che si è svolto nel 2016, è stata spesso usata la parola che indicava l’opposto, Bremain (british più remain).

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brexit cosa significa Regno Unito

ultimo aggiornamento: 31-01-2020


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